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Il paese è reale.
È appena terminata la giornata di elezioni. Io non so più come comportarmi in queste occasioni. Purtroppo non posso votare, ma non è di questo che voglio parlare. Tutte le persone con cui ho parlato sanno a chi sarebbe andato il mio voto. Il punto è che a me, sembrano ovvie delle cose che forse, per altre persone, tante, troppe, non lo sono. E allora si fidano, si fidano di persone che mostrano una faccia sorridente e promettono loro tutto quello che vogliono sentirsi promettere. Posti di lavoro, meno tasse, ottimismo e felicità per tutti. Il fatto che siano promesse che non hanno alcun fondamento e che al solito, finiranno campate in aria, sembra non sfiorarli affatto.
Uno dei problemi che abbiamo qui in Italia, secondo me è il qualunquismo. Alle volte si tende troppo a generalizzare e come la scorsa volta, nel sito per cui scrivo, ho visto per la prima volta un mio pezzo tagliato con la successiva raccomandazione, la ripeto, “Fai la brava moretta rossa”, si tende troppo a puntare il dito. Non mi riferisco ovviamente a questo caso, ma ad altri incontri/scontri che ho avuto, dal vivo o su internet. Dove se oso mettere in dubbio la buonafede di Silvio, in tempo zero vengo additata come “Comunista!!!!!!”.
Ma per qualunque cosa. "O sei con me, o sei contro di me" Ah ecco. Nel mio libro di storia c’è una parte molto interessante che parla del ruolo che abbiamo, noi, elettorato. E dice quanto sia pesante questo ruolo perché tantissime persone si limitano ad abboccare alle finte promesse senza chiedersi il perché di niente.
Nelle ultime puntate di “Che tempo che fa”, Antonio Cornacchione ha ricreato una bellissima satira sulla politica italiana. È andato all’estero e alla gente incontrata per strada proponeva i suoi piani politici. Alla sua proposta di eliminare l’ICI un ragazzo inglese gli ha prontamente risposto “E come fai a garantire i servizi?”. Qui invece tanti hanno detto “Oh, toglie l’ICI, e pure il bollo auto, ma io lo voto subito”.
Il Times ultimamente ha parlato di noi italiani. Ha parlato di lui, di Noemi, delle veline, delle foto nella sua casa in Sardegna, ecco a cosa gli serve l’isola, e ha scritto che in qualunque altro Stato europeo, una vicenda simile avrebbe distrutto un uomo politico. E poi c’era scritto “Anche se in Italia…”. E l’articolo finiva con un interrogativo in cui il giornalista, meravigliato, si domandava come fosse possibile che abbia ancora così tanto seguito un uomo che in tutti i modi ha dimostrato di non avere alcun rispetto per l’Italia e per gli italiani.
Lui mi ha stancato. Non per le veline. Non per Noemi. Mi ha stufato lui, la sua faccia da culo e le sue prese per i fondelli. Le sue promesse impossibili e il suo pavoneggiarsi di essere un uomo piacente (mah!) e attorniato da giovanissime. Il suo legale, Niccolò Ghedini, proprio sul Times ha negato un’eventuale relazione con la diciottenne Noemi.
E subito dopo ha precisato che in Italia, avere rapporti sessuali con una diciottenne non è reato, poiché la legge consente i rapporti dai 14 anni in poi.
Lui mi ha stancato perché ha in mano il 90% della stampa italiana e non ha problemi a dire davanti alla telecamere che tutta la stampa è contro di lui, che il Times è influenzato dalla sinistra italiana (a casa mia si dice “n’danta tenni de bresgiu!”) e che
E nessuno che dica bah. Oh, se realmente fosse così...
Lui mi ha stancato. E non perché è di destra. Non è questo il punto. A me non fa paura la destra.
O meglio. A me fa paura questa destra, quella che c’è in Italia, fatta di alleanze impossibili, dove i ministri che dopo aver giurato sulla Costituzione si mettono la cravatta verde e gridano al secessionismo, a Roma ladrona, sollevano il dito medio quando sentono l’inno d’Italia e inveiscono contro la statua di Garibaldi perché ha distrutto il nord. Fa paura la destra xenofoba che cresce tra i militanti di Forza Nuova, quella che non si fa problemi a uscire di casa armata di bastoni e manganelli per pestare a sangue il primo straniero che trovano per strada. Perché è straniero e alla tv hanno sentito che gli stranieri sono cattivi. Loro sì che sono buoni, loro armati fino ai denti, sì che ti fanno stare tranquilla.
Ma tornando a lui, più di tutto non sopporto l’idea che tutte le volte, dopo un risultato elettorale che lo decreti vincitore, la sera possa tornarsene a casa, guardarsi allo specchio, sorridersi e, dopo aver mentalmente ripassato i suoi progetti (lodo Alfano e svariate leggi ad personam) pensare
“Anche stavolta ci sono cascati. Gli italiani sono veramente una massa di coglioni”.
Spero che abbiate votato con giudizio.
La musica è una salvezza. Arriva sempre nei momenti giusti e trova le parole che non riusciamo a dire ogni giorno. A volte poi, se la unisci alle immagini (in questo caso merito della regia di Cosimo Alemà) viene fuori qualcosa di talmente vero e descritto in una maniera talmente colta da risultare semplicemente sublime.
Il paese è reale
Testo: M. Agnelli
Musica: M. Agnelli/G. Ciccarelli/R. Dell'Era/R.D'Erasmo/E. Gabrielli/G. Prette
Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te
Decidere
Piangi fermo in tangenziale
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Ma il paese sa affondare
Tutto intorno a te a ballare
Bestemmiando disprezzare
E riderci un po' su
E tu vuoi far qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più
Se ti han detto resta a casa
Vola basso non scocciare
Se disprezzi puoi comprare
Se vale tutto niente vale
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai solo voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serva
Che è anche per te se il tuo paese è una merda
C'è una strada in mezzo al niente
Piena e vuota della gente
E non porta fino a casa
Se non ci vai tu
Io voglio far qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva
Dir la verità è un atto d'amore
Fatto per la nostra rabbia che muore.

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