Che cos'è l'amor...chiedilo al vento
Questo è il mio regno e per una volta la protagonista sono solo io.
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Riflessioni personali.
Numero 1.
Pubblicità.
Alcuni spot pubblicitari riescono a risultare carini, a volte grazie ai personaggi che in proposito vengono creati, altre volte grazie solo alla musica che li accompagna. Questo non succede per la pubblicità del pocket coffe. In un’aula universitaria, degli studenti si apprestano a svolgere un esame. Consci della difficoltà del compito si passano sotto il banco un pocket coffe con la stessa tranquillità con cui si scambierebbero una partita di cocaina. Quando l’insegnante li scopre e vede che si tratta semplicemente di un cioccolato evita di dire ad alta voce ciò che pensa e cioè: “E questi dementi sarebbero il futuro della nazione? Povera Italia!” e parte il jingle più fastidioso di questo mondo con le parole più significative che un pubblicitario potesse partorire.
Tuturututu tuturuturu pocket coffeeee.
Bombardate quell’università. Con gli studenti dentro. E poi pensate anche al pubblicitario.
Numero 2.
Fuori luogo.
Il prossimo festival di Sanremo sarà ideato e condotto da Paolo Bonolis che ha già dichiarato: “Vorrei sfatare la tradizione della valletta bionda e della valletta mora e mi piacerebbe essere accompagnato da una donna famosa dello spettacolo e molto affermata nel suo campo.”
Insistenti voci di corridoio vorrebbero sul palco dell’Ariston Angelina Jolie. Bellissima, bravissima, molto affermata nel suo campo.
A questa notizia, anche l’Italia fa la sua porca figura (e vi assicuro che la parola “porca” l’ho scelta accuratamente).
“Mi piacerebbe moltissimo affiancare Bonolis nel suo festival di Sanremo”. Parola di Debora Salvalaggio.
Quando una persona non sa né quando parlare, né quando stare zitta, scaturiscono queste meravigliose figure di cavolo.
Numero 3.
Imitazioni.
In una puntata di Artù, il programma di Gene Gnocchi, Elisabetta Canalis ha imitato Michelle Hunziker in un modo molto particolare. L’ha rappresentata come una persona violenta e cinica.
Io stravedo per
Questa imitazione però ha destato le polemiche di qualcuno. Della senatrice del Pdl Maria Burani Procaccini. Confesso di ignorare chi sia questa persona ma le sue dichiarazioni mi hanno colpito. Ha infatti ammesso: “Non invoco una tv didattica, ma dico no alla televisione che fa scuola di maleducazione. Poi è anche una questione estetica, di buongusto. Un pochino di autocensura in più non guasterebbe”. E ancora: “la comunicazione in video ha un ruolo determinante nella nostra società. Per molte persone l'educazione viene indotta proprio dalla tv. Non stiamo parlando di un valoretto”.
E poi, riferendosi alla Canalis: “Una ragazza che incarna il prototipo della velina sempre unita al calciatore. Sarà utile farle apprendere qualche principio elementare di educazione civica che né Vieri né Reginaldo avrebbero potuto insegnarle”.
A questo punto la domanda mi sorge spontanea.
Ma
Numero 4.
Come musica.
Certo che la canzone nuova di Jovanotti fa proprio cagare.
Numero 5.
Cucù.
L’incontro tra il nostro premier e la cancelliera tedesca Angela Merkel è cominciato con lui che si nasconde dietro un monumento e da dietro le fa cucù appena la vede scendere dalla macchina. Lei sorride e poi lo saluta.
Niente di male, per carità, lo faccio sempre anche io quando mio nipotino Matteo di due anni e mezzo passa col triciclo davanti alla porta della mia camera.
Pagherei oro per scoprire il vero pensiero della Merkel.
Vladimir.
E Vladimir Luxuria vince la sesta edizione dell’isola dei famosi. Io, che sono una persona versatile (bah) e quindi anche trash, i reality li guardo. Beh, per chi ancora non lo sapesse sono anche diventata una trash reporter per il Daveblog, figuriamoci se queste cose le posso perdere! E figuriamoci se il giorno dopo non corro a leggere le cronache di Andrew e di Selvaggia!!! Ma veniamo a noi.
Da quando ho letto il cast sapevo benissimo per chi avrei parteggiato. Due personaggi su tutti. Il primo, quel tronco di pino di Massimo Ciavarro.
La seconda, Vladimir Luxuria. Per Vladimir poi, ho quasi un affetto. Da ragazzina, molto ragazzina, quando pensavo di cominciare a capire e invece non capivo niente, ero un pelino intollerante. Nel senso che se una cosa non era comune, allora avevo difficoltà ad accettare. Poi, grazie al cielo, ho aperto gli orizzonti mentali e ho capito in primis, che anche se siamo tutti uguali, siamo caratterizzati da una serie di differenze interminabili. E viceversa. Uguali e diversi, come dice Gianluca Grignani.
Indubbiamente Vladimir è una persona che non passa inosservata. Indubbiamente su di lei si sono sollevate critiche, giudizi e pregiudizi. E tutti da persone che avrebbero fatto una figura migliore a tapparsi la bocca.
L’isola dei famosi è un reality game. Un gioco. Fisico e psichico.
Io non reggerei cinque minuti.
E allora mi diverto a guardare cosa combinano questi personaggi pubblici.
Ciavarro, l’ho lodato prima. Anche perché oltre ai suoi meriti più evidenti c’è anche una mente che funziona e dotata di un’intelligenza .
Vladimir la lodo adesso. Quando parla sono sempre d’accordo con lei. È intelligente, ironica e auto-ironica e ha sempre la risposta pronta.
Pregi che vorrei avere anche io.
Pregi che vorrebbero avere in tanti.
Pregi che tanti sono convinti di avere ma in realtà ne sono totalmente sprovvisti.
La tv e i suoi programmi vanno presi con le pinze. E nei reality bisogna fare attenzione. Ci sono delle persone là in mezzo e dalle persone si può sempre imparare. Come essere ma anche come non essere. Bisogna stare attenti. Guardare tutto con un occhio critico. Non lasciarsi influenzare, ci mancherebbe. E valutare, dare a ogni cosa il peso che merita. Come nella vita.
L’isola un pregio ce l’ha.
Adesso tutti sanno che cos’è un transgender.
Adesso tutti sanno che un transgender è una persona.
La cosa bella di una convivenza è proprio il fatto che ti accorgi che ognuno di noi è diverso dall'altro, penso che se scaviamo in ognuno di noi non troveremmo nessun normale, ma tutti diversi.
Venendo qui mi è venuto abbastanza spontaneo comportarmi come mi comporto con gli amici a cena: molto spontanea, perchè penso che qui, oltre alla fame, oltre al freddo, oltre al vento, oltre (a volte) alla malinconia, hai anche questa cosa di dover avere...questa maschera...per cui ho detto: se sono me stessa, forse, riesco a farcela fino alla fine.
Ho vissuto qualche momento di crisi, per fortuna molto passeggera: in genere quando vedo star male fisicamente gli altri ragazzi, i ragazzi del gruppo, e mollare per questo...
Io credo che ogni giorno della tua vita sia una grande esperienza, ma le sensazioni che ho provato stando qui sono impagabili, sono veramente contenta di aver intrapreso questa avventura, perchè credo che mi stia anche migliorando.
Non mi piace quando uno dice "sai io ti tollero"...ma...chi sei tu, in quale posizione di superiorità sei tu da tollerarmi o meno? Preferisco la parola convivenza perchè penso che ognuno di noi ha i suoi lati positivi e i suoi lati negativi. Forse dovremmo cercare di vivere più cercando ciò che ci unisce da quello che ci divide.
Vladimir Luxuria.
Ci sono dei momenti in cui la malinconia mi accompagna. Sembra che abbiamo un appuntamento fisso, io e lei. Che anche se per un po’ non ci frequentiamo, entrambe sappiamo che almeno per un momento dobbiamo rincontrarci. A volte è un incontro improvviso, altre invece è fisso. Spesso, se sono lontana da casa, la domenica è un giorno in cui io e lei non possiamo fare a meno l’una dell’altra. Ma non è una malinconia triste. Non è un momento sofferente. Forse col tempo l’ho accettato. Forse in fondo in fondo, voglio che venga a farmi visita. Avete presente, quando dobbiamo sistemare una stanza e mettiamo tutte gli oggetti che non ci servono in una scatola? Ecco, nella mia testa succede lo stesso e quando sono con lei, mi viene voglia di riaprire quelle scatole. Ovviamente non ci sono oggetti tangibili, ma ci sono tante sensazioni che prendono svariate forme. Una forma visiva, in primis. Con dei colori vivissimi. E sono i colori del mondo. Del mio mondo. Con i colori del mio sole e del mio mare. Altre volte, hanno una forma sonora. Musica e parole. Non mie, non necessariamente almeno. E altre volte, queste sensazioni, sono chiarissime e le posso guardare dritte negli occhi perché hanno la faccia di persone che in un modo o nell’altro, hanno fatto parte di me. Persone, oggetti che pensavo di aver dimenticato e invece sono sempre lì. Non basta allontanare gli occhi da un’immagine per dimenticarla. Non basta il silenzio assoluto per dimenticare una musica. E non basta la vita, il destino, una parola non detta o qualcuna di troppo per eliminare i volti delle persone che sono passate di qua.
Queste sono le mie sensazioni nascoste. Ma niente di deprimente, come ho già detto. E io non ho paura di risentirle. O meglio. Non ho più paura. Ho capito che se le ho custodite, un motivo ci deve essere e se ho fatto di tutto per dimenticarle, mi sono resa conto che non avrei mai voluto scordare determinati momenti. Determinate situazioni. Determinate persone. Anche se si sono allontanate e se mi hanno fatto soffrire e poi arrabbiare. Che siano musiche, che siano immagini, che siano persone sono sempre state loro ad avermi reso felice e come faccio allora anche solo a pensare che a questo punto non le amerò per sempre?
Cosa c’entra questo cielo lucido
Che non è mai stato così blu
E che se ne frega delle nuvole
Mentre qui manchi tu
Pomeriggio spompo di domenica
Come fanno gli altri a stare su
Non arriva neanche un po’ di musica
Quando qui manchi tu
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
Cosa c’entra quel tramonto inutile
Non ha l’aria di finire più
E ci tiene a dare il suo spettacolo
Mentre qui manchi tu
Così solo da provare panico
E c’è qualcun'altra qui con me
Devo avere proprio un aria stupida
Sai com' è manchi te
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
E adesso che sei dovunque sei
Ridammelo indietro il mio pensiero
Deve esserci un modo per lasciarmi andare
Cosa c’entra questa notte giovane
Non mi cambia niente la tv
E che tristezza che mi fa quel comico
Quando qui manchi tu
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
E adesso che sei dovunque sei
Ridammelo indietro il mio pensiero
Deve esserci un modo per lasciarmi andare
La svolta!!!!
Il sottotitolo di questo blog recita "e per una volta la protagonista sono solo io". Quindi, con le dovute manie di protagonismo, ringrazio moltissimo il Daveblog per aver pubblicato le mie missioni trashreporter negli episodi qui precedentemente raccontati e raccolti nella categoria October fest!
E andate a vedere il link!
P.S. Ringraziamento speciale a Sylvia per avermi sostenuto nella missione.
Penso che l'amore che un padre, possa provare per una figlia sia l'amore più smisurato che possa esistere al mondo. Quando la vede nascere, crescere, sostenendola sempre con quell'amore disinteressato tipica di un genitore, sognando per lei il meglio.
Quando c'è la malasorte a mettersi di mezzo, le cose non cambiano. Quando il padre è costretto a vedere la figlia distesa immobile in un letto, la disperazione sopraggiunge. E passano i giorni e la disperazione si tramuta in speranza. E passano i mesi e la speranza si tramuta in una terribile presa di coscienza. E passano gli anni, sedici, e la presa di coscienza diventa solo e unicamente ragione. Dettata dal solito amore smisurato che non abbandona mai un genitore.
Tu sei un padre. Sei vivo. Sei in piedi. Cammini. Vedi. Pensi. Mangi. Dormi. Soffri. Hai tua figlia lì, davanti a te. Non è morta. Non è neanche viva. È in stato vegetativo. E dicono che sia viva perché è attaccata a un tubo. Non sta in piedi. Non sta seduta. Non cammina. Non vede. Non mangia. Non dorme. Non pensa. Non parla. Insomma, non vive.
È lì, immobile da sedici anni. Adesso è una donna. Ma solo fisicamente. Non ha vissuto niente di tutto questo periodo. Penso che questo, sia ciò che si intende per accanimento terapeutico.
Penso che non sia da condannare un padre che trovi il coraggio di togliere l’alimentatore alla figlia.
Penso che non sia da condannare un padre che questo coraggio non riesce a trovarlo o non vuole riuscire a trovarlo.
Penso che le idee del secondo però, non debbano influire sulle idee del primo e viceversa.
Queste decisioni devono riguardare una famiglia, non tutta l’Italia.
Il padre che da sedici anni vede sua figlia immobile e impassibile, sa solo lui cos’ha provato in tutto questo tempo. Non c’è opinione pubblica, non c’è politico, non c’è ministro e non c’è ecclesiastico che lo possa capire a fondo.
L’anima di una ragazza è ostaggio di un corpo immobile che non le lascia scampo.
Forse adesso, la lasceranno in pace.
Ciao Eluana, spero che stavolta ti lasceranno libera.
Adesso comincia il tuo risveglio.

Scoppia scoppia mi scoppia il cuor.

Inizio della puntata di Carramba che fortuna.
Entra Enrico Montesano che interpreta Torquato il pensionato, uno dei suoi personaggi.
Dialogo:
Torquato: "Raffaella, quando ti guardo mi si alza il colesterolo."
Raffaella: "Solo?"
Fermatela.
Non so voi, ma io voto Obama.

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