Che cos'è l'amor...chiedilo al vento

Questo è il mio regno e per una volta la protagonista sono solo io.

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lunedì, 29 ottobre 2007

Malinconia (il giorno dopo la festa).

 

Oggi sono malinconica. Vi avviso. Potrei risultare a tratti lacrimante. Noiosa e banale. Beh, vi ho avvisati. Sarà il tempo, che oggi minaccia pioggia ma di acqua vera e propria non se n’è vista. Sarà l’arrivo di novembre, che col suo turbinio di lumicini a crisantemi non promette un inizio scoppiettante, anche se devo dire che questo mese in fondo non mi dispiace, lo vivo come se fosse una perenne vigilia di Natale. Sarà che a giorni capita di sentirsi più malinconici, più fragili, più deboli e più indietro rispetto a tutto il resto del mondo.

 

È sicuramente tutto questo. Aggiunto al fatto che adesso, la festa, è veramente finita.

 

Chi è di Villaputzu mi capisce. Chi è del Sarrabus, mi capisce.  Chi ha un minimo di animo festaiolo, mi capisce. E chi mi conosce e non mi capisce, per lo meno si è rassegnato.

Non sto neanche a soffermarmi sul fatto che lo so che dovrei essere all’università da tempo. Alt, niente giudizi. Non provo né sensi di colpa, né complessi di inferiorità. Nonostante la malinconia sopraccitata.

Io, il mese di ottobre, lo adoro. Da sempre. Perché qui, sembra che ottobre porti una ventata di freschezza e di allegria. Qui ottobre è un vero e proprio Oktober Fest, ci sono persino i tedeschi a farlo sembrare tale. Villaputzu è piccola. Eppure diventa grande. Le  feste patronali… avete presente? Niente di più semplice di una festa patronale. Niente di straordinario, niente di eccezionale. Ma solo festa. Tanta voglia di festa. Un po’ di tempo fa avevo parlato del Comitato che qui organizza gli spettacoli attinenti ai festeggiamenti in onore a Santa Vittoria e San Narciso. E sono proprio questi i festeggiamenti che si sono svolti per tutto il mese. Bellissimo. L’atmosfera era del tutto nuova, la gente è addirittura più buona a ottobre che a dicembre, dove si sa che è il Natale che dovrebbe raddolcire tutti. Ma veniamo a noi.

 

All’inizio del mese i primi segnali di festa sono questi:

-         le persone più allegre

-         il fioccare di bandierine in tutte le strade

-         l’inesorabile arrivo del luna park

-         il vociferare di “Chissà chi portano, chissà chi viene a suonare”

 

E finalmente si comincia. La seconda settimana di ottobre arriva dal venerdì sera la tipica rappresentazione teatrale. Popolo in festa. Non so nel resto d’Italia, ma quando qui si parla di una piazza in cui si svolge una rappresentazione teatrale è assolutamente indubbio che si tratti di una commedia dialettale. Tanti le adorano, pochi le detestano. Io quando le seguo capisco le frasi al 20%, parlano davvero velocemente e mi perdo un sacco di parole. Quindi gli altri ridono e io sto lì ferma a domandarmi il perché. Ma quest’anno, non poteva andare così. E andiamo in piazza. E comincia la rappresentazione. E comincia la commedia…. No!!! Assolutamente no. Quest’anno di commedia neanche l’ombra. Quest’anno il teatro non è amatoriale. Quest’anno è fatto da professionisti. E i professionisti, ti portano in scena un argomento da professionista. Che in questo caso corrisponde a un solo nome. Eleonora d’Arborea.

Purtroppo la gente non ha apprezzato molto. Poca affluenza di persone e non c’era niente da ridere. L’argomento era serio. Io, un po’ dispiaciuta perché questa iniziativa non ha avuto il successo che meritava, ho dato il mio contributo. E anche le mie amiche erano d’accordo con me. Abbiamo deciso di restare a seguire la rappresentazione fino alla fine e di fare la massima attenzione a quello che succedeva. Poi c’è stato un fraintendimento tra me e Silvia e i buoni propositi sono andati a farsi benedire in un nanosecondo. Perché la sottoscritta ha cominciato a ridersela di brutto fino alla fine dello spettacolo. Facendo di tutto per rendere la pietosa scena il meno rumorosa possibile, ma non facendo niente per renderla poco evidente…era tutto un movimento di fazzoletti per asciugare le lacrime, risate e sospiri trattenuti, sguardi incattiviti delle amiche che prima incitavano al mio silenzio e poi mi ripetevano “Ancora??? È successo venti minuti fa!!”.

 

Risultato: penso che persino la comparsa appoggiata al fondale della scenografia mi abbia visto ridere. Che bella figura.

 

Il sabato di festa è proseguito con l’esibizione de Is Cantadores. Questi uomini sono straordinari. Tu proponi un argomento e loro te lo cantano in rima per una durata di tempo che può superare i venti minuti! Tutto improvvisato. Geniali. Anche qui purtroppo, per via della velocità e della conoscenza di parole in dialetto sicuramente più ampia della mia, mi perdo parecchie frasi.

La domenica è il giorno principale della festa. Dal punto di vista religioso Santa Vittoriasi svolge una cerimonia molto toccante e una processione per le vie del paese e con alcuni partecipanti che portano la statua della Santa in spalla. E dal punto di vista dei festeggiamenti civili è la giornata più intensa. Il pomeriggio il paese è già colmo di gente. Le bancarelle si moltiplicano, il luna park è pieno di bambini ed è tutto un turbinio di musica e colori. Naturalmente al luna park non solo i bambini trovano divertimento. Anche i bambini più grandi ci vanno, quelli cioè che se ne fregano altamente che sia un’attrazione infantile e un giro in giostra se lo faranno sempre. In altre parole: me. Ma mica sola, ci sono pure le amiche che sono come me!!! E cito Silvia perché è l’unica on line. Quest’anno c’era qualcosa di nuovo. La casa stregata. Che in realtà non è Casa (non) stregatastregata, ma tutti la chiamano così. Un percorso che si svolge su una pavimentazione che è tutto fuorché ferma e con parti di percorso al buio completo. L’unico punto fermo è dato dallo scivolo a voragine che congiunge il terzo piano della casa col piano terra…via d’uscita del gioco. Esci dalla casa un po’ sconvolto, ma divertito, felice e giovane!!! Talmente giovane che io non ho avuto il minimotrenino problema a salire nel trenino apposta per i bambini fino ai 10 anni… beh, ero con mio cuginetto Nicola che di anni ne ha due, deve per forza salire accompagnato…mi sono sacrificata...

 

La serata è andata avanti con lo spettacolo dei Lapola. Non prima di una bellissima mezz’ora in compagnia dei fuochi d’artificio!!!

 

I Lapola sono un gruppo cabarettistico. Famosi in tutta la Sardegna Riccardo Scocciatoe divertentissimi. Loro sono delle persone gentilissime e i loro personaggi, le loro battute e anche il loro abbigliamento, contribuiscono a passare una serata piacevole e senza dubbio piena piena di risate!!! L’onorevole Splendido, il cantautore Riccardo Scocciato, zio Pibione, Aspiro Erba… insomma, non sto qui a citarli tutti perché sono tanti e Aspiro Erbauno più simpatico dell’altro!!

Siamo così arrivati al lunedì, ultimo giorno dedicato ai festeggiamenti in onore di Santa Vittoria e musicato dall’ormai immancabile orchestrina di liscio!!! Divertente e sapete perché? Perché l’80% delle persone che vanno a ballare… non sanno assolutamente ballare!!! Eppure non mancano mai. Si divertono e fanno bene!!

 

Come dicevo era l’ultimo giorno dedicato a Santa Vittoria ma tempo 6 giorni, in quel di San Vito la situazione si sarebbe replicata. Festa di Santa Maria. Stessi preparativi e atmosfere di Santa Vittoria per gli amici di San Vito. Purtroppo però i primi due giorni sono stati guastati da una pioggia incessante e da un freddo tremendo che si è presentato apposta per l’occasione. È andata meglio per la terza e quarta serata. Alla quarta ho presieduto anche io. Sola? Nooo. Coi miei genitori. E basta? Noooo. Con Silvia, sempre presente nei momenti importanti!! Siamo andate allo spettacolo di Sergio Sgrilli. Sergio e SaraCosa abbiamo fatto? Riso dall’inizio alla fine!!! È veramente bravissimo!!! Battute, gesti, interpretazioni di canzoni, espressioni facciali… fa ridere tutto!!!! Immancabile foto mia e di Silvia con Sergio, che si è dimostrato gentilissimo nel breve momento in cui l’abbiamo incontrato. Qui accanto potete notare la foto con Sergio e dalla mia espressione potete capire quanto fossi dispiaciuta di fare questa foto ricordo.

Poi siamo dovute fuggire per cause di forza maggiore che non sto qui a spiegare dettagliatamente… Silvia lo sa. E proprio in questa occasione ha visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare. Sorvoliamo.

Finita la festa di Santa Maria a San Vito si ritorna a Villaputzu. San Narciso. Ora è il suo turno. Giorni di festa: tre.

Venerdì: serata con i gruppi della zona. Si esibiscono i Floo Mendoza, rapper oramai affermati nel panorama sarrabese e i C.S.I: S.A. C.S.I è preso dal titolo del famoso telefilm. S.A. sta a significare la località in questione. Avete presente? C.S.I. Miami oppure C.S.I: Los Angeles.

 

Qui significa C.S.I.: Sant’Angelo. Geniale. Nuovo gruppetto punk salito alla ribalta delle scene musicali sarrabesi da pochi mesi a questa parte. Gruppo che punta soprattutto sulla simpatia dei componenti che traspare inevitabilmente nei loro testi.

A seguire. Discoteca. Coi dj Ale Massessi e Sandro Murru. Il primo è di Villaputzu. Era un mio compagno di classe alle scuole medie. Aveva le idee chiare. Lui diceva che avrebbe fatto il dj. Mentre gli altri miei compagni lo prendevano in giro, lui che ha fatto nel frattempo? È diventato dj sul serio. E ora guadagna così facendo, alla brutta faccia di chi lo derideva!

Piccola parentesi sul pubblico. Allo scoccare delle luci e delle musiche tamarre discotecare la piazza si è ripopolata di scariati individui che sembrava che in discoteca ci fossero nati e cresciuti. Io e le mie amiche abbiamo anche qui dato un fondamentale contributo. Abbiamo ballato anche noi, ma sedute su una panchina. E per noi era già un evento considerato inarrivabile fino a poco tempo fa.

 

Sabato sera: Carla Denule. Cantante folk sarda che viene a farci visita praticamente ogni due mesi. Ma è brava e ben venga.

 

Domenica sera: Paps’n’Skar. Conoscete? E se vi dico:

 Paps'n'skar

"Stasera la luna

Ci porterà fortuna la luna"

Oppure

“Vieni con me

ti porterò lontano perché

la vita e così bella lo sai

e vedrai che troverò la strada

per stare insieme a te”

 

Insomma, sono quei due che facevano le canzonette che finivano negli spot della Tim. Canzonette leggerine che ovviamente spopolano le discoteche e piacciono alle ragazzine giovani giovani. Quindi non a me. Che però ero comunque là a guardare una mandria di sedicenni (ma non solo) esaltarsi dalle prime file, cantare tutte le canzoni a memoria e attirare l’attenzione dei due cantanti.

Nota di merito: i due cantanti hanno una corista che quando apre bocca offusca tutti quanti… cantante del gruppo che gli fa da spalla, composto da musicisti ottimi e ribadisco, una cantante con una voce eccezionale.

Nota di demerito: penso che la cover dance di Geordie di Fabrizio de Andrè, oltre che oltraggiosa al buon gusto sia assolutamente evitabile. E non è neanche simpatico dedicare a una intera regione la canzone che parla di un ventenne che rischia l’impiccagione per furto.

 

Ad ogni modo, la serata ha avuto successo e se hanno fatto del bene per la festa e per Villaputzu, allora mi sa che ci tocca ringraziare pure i Paps’n’Skar, cosa che mai e poi mai avrei pensato di fare. La serata è stata in realtà breve e per colmare la voglia di spettacolo abbiamo dovuto ripiegare su un piatto di patatine fritte. All’una meno venti. Erano buonissime!! E poi tutti a casa.

 

E ora la festa è finita. Il luna park comincia a essere smantellato, le bandierine cominciano a sparire, il palco viene smontato.

 

Purtroppo e con un pizzico di dolore devo dirlo. Aspettiamo Natale.

Nel frattempo si torna in letargo.

Postato da: Saretta83 a 19:15 | link | commenti (9)

mercoledì, 24 ottobre 2007

L’arte del (non saper) dire di no.

 

Penso di poter parlare a nome di tutti, se dico che si comincia improvvisamente a soffrire il freddo. Che per alzarsi dal letto ci vuole più o meno un quarto d’ora di mantra per auto convincersi che “Io non ho freddo, io non ho freddo” e che la voglia di camino acceso è sempre crescente dentro di noi. Io quando mi alzo e patisco il freddo per farmi coraggio mi ripeto “Dai, che dopo per pettinarmi uso il phon.” Io il phon lo ritengo un amico fidato. Io e il phon abbiamo un ottimo rapporto. Lo accendo e già il suo rumore mi isola dal resto del mondo ed è una sensazione meravigliosa. Poi mi passo l’aria calda tra i capelli, aria che passa obbligatoriamente sulla faccia e per prenderla alla larga, pure sui jeans che appena messi sono sempre gelidi e non ci vuole niente a buttarci addosso dell’aria calda. Ecco, questo pensiero migliora di tanto il mio risveglio. Così prendo il coraggio e riesco a lasciare il letto con un po’ più di serenità. Ieri mattina, ho avuto lo stesso pensiero. Avevo già fatto colazione, mi stavo lavando i denti e quel phon appoggiato sul mobile non faceva altro che chiamarmi. E io lo guardavo per rassicurarlo che sarei andata da lui di lì a poco. Ma all’improvviso… DLIN DLON!!! Squilla il campanello… eh ma chi sarà…ma non sono neanche le 9… ma magari è qualcuno che ha sbagliato… DLIN DLON!!! Uhm…continuano. Finisco frettolosamente di lavare i denti, mi sciacquo la faccia e scendo. Scendo col passo aggraziato di chi indossa, ai piedi, due Immaginemeravigliose babbucce a forma di cane!!! Gambe larghe e passo felpato. Arrivo a metà scala, al punto in cui è ben visibile il cancello e chiedo “Chi è?”. Giù c’è un ragazzo. Mai visto prima. Saluta e comincia a parlare “Scusami se ti vengo a disturbare”. Capisco che non è italiano. “Ti prego, fammi un favore, dammi una moneta, aiutami”. Ecco, da questa frase deduco che non abbia proprio visto le mie fantastiche babbucce, altrimenti avrebbe impiegato un secondo a cambiare direzione pensando “Ma chi è questa sfigata, al massimo la aiuto io, almeno ho delle scarpe decenti!!”. Postilla: per come sono Ednaelegante io quando sto a casa, messa in confronto col giovane mendicante, lui sembrava appena sceso dalla passerella di Mister Mondo, io sembravo John Travolta che interpreta Edna nel film Hairspray. E mentre io ho questo pensiero il ragazzo continua “Ti prego, dammi qualche moneta, aiutami!!”.

 

Pensiero istintivo: “Uff…io gli dico che al momento non ne ho”.

Pensiero sentimentale: “Ma è credibile una cosa del genere? In casa non c’è uno straccio di moneta? E poi io so dirgli di no? Io che viaggio con legati al polso 10 braccialetti della fortuna venduti da vu cumprà di ogni nazionalità? ”

 

Risposta ufficiale: “Vado a vedere, aspettami qui.”

 

Dopo un minuto scendo nuovamente le scale, gli do un euro e in cambio mi dà un aggeggio di quelli da appendere al cellulare. “Va bene, dammi quello con i cornetti rossi” gli dico.

Mi ringrazia e se ne va sorridente.

E io penso “Ci sono cascata ancora”. Ultimamente ho notato una cosa in me. Mentre prima il “NO” non ero proprio capace a pronunciarlo, adesso sono migliorata, ma solo per le cose importanti, per fortuna. Una proposta che non mi va bene? NO!!! Eccolo lì. E mi dà pure soddisfazione, sarà il fatto che è da poco che lo pronuncio. Ma non chiedetemi di dire di no per questi motivi futili!!! Io che sarei capace pure di comprarmi un accendino pur essendo una non-fumatrice, pur di accontentare qualche venditore!!!

 

Finale della storia: dopo due minuti mio babbo rientra a casa. Con in mano un braccialetto. “Tieni và” mi dice “me l’ha venduto un ragazzino rumeno”. È ereditario.

 

Secondo me quel ragazzetto ha riconosciuto l’aria di famiglia. Ha pensato che per una fessa che non ha saputo dirgli di no, probabilmente ne avrebbe trovato pure qualcun altro residente nella stessa casa. Per fortuna mia mamma e mio fratello non erano nei dintorni!!!

Postato da: Saretta83 a 10:51 | link | commenti (7)

venerdì, 19 ottobre 2007

Oggi qui si parla di musica! Ma non voglio promuovere un gruppo. Non ho visto nessuno suonare dal vivo di cui voglio parlare. Non ho scoperto nessun nuovo artista. Semplicemente, ho solo voglia di fare un’attività che mi riesce benissimo: l’avvocato delle cause perse.

Di solito, quando esce un gruppetto nuovo, sono molto scettica. Mi fido molto poco, perché di solito te li presentano come nuovi talenti e poi magari ti tirano fuori i Finley, che altro non sono che quattro burattini completamente pilotati da Claudio Cecchetto in modo da seguire esattamente tutte le movenze del famosissimo “Gioca Jouer” durante le loro esibizioni. Testi autobiografici in cui sognano di diventare una star, ma intanto si accontentano anche di quattro nuovi iscritti alla prima elementare che usano il loro ritornello per promuovere la Kinder Delice. Il loro pezzo più serio era la collaborazione con Mondo Marcio, l’unico cantante italiano che per assurdo riesce a rendere comprensibili solo le parole che pronuncia in inglese,  nel rifacimento di “Dentro la scatola”. Piaccia o no, quel pezzo tratta comunque di un argomento serio, una separazione in famiglia, le consecutive sofferenze eccetera eccetera. A mio avviso quel pezzo riarrangiato così non era neanche super-malaccio, mettendo da parte il fatto che i Finley solo alla vista mi provocano l’orticaria e riuscendo a superare il mio pregiudizio nei loro confronti. Fino a quando non vedo il video.

 

“Perché vedi un po’ di anni fa

vedevo mamma e papà dentro una scatola

dentro due psichiatri ero solo un bambino, un bambino

e dicono capita

ma non spararti Fra,

sfogliami l’anima e vedrai

che c'ero così vicino, così vicino”

 

Analizziamo. Con una frase del genere che videoclip ti aspetti? Un ragazzo seduto in disparte? Si, perché no. Un ragazzo che cammina per strada in completa solitudine? Si, certo. Un ragazzo che strappa le foto di famiglia? Anche. E invece, assieme ai Finley, che video si poteva girare? Lo sapete? Se non lo sapete ve lo dico io. Una festa a bordo piscina. Se vogliamo vederla con occhio molto critico possiamo dire che siamo in quella situazione in cui la canzone segue una direzione e il videoclip ne segue un'altra. Praticamente video e canzone l’uno con l’altro non c’entrano manco per un cacchio!! Nonostante tutto, questi Finley, continuano a esistere e cosa peggiore, fanno il loro ingresso in mezzo a riviste che si definiscono di un certo livello, quelle che magari non ti parlano di Ligabue perché sarebbe uno sputtanamento, ma vanno a leccare il culo ai Finley spacciandoteli per un gruppo degno di nota.

Anche se mi sono dilungata, la mia intenzione non è quella di parlare dei Finley. Ma prendere in considerazione un altro gruppo. Nuovi arrivati pure loro. Stessa età (o leggermente inferiore) dei Finley. Giovanissimi con chitarre al seguito e migliaia di dischi venduti. Italiani? No. Tedeschi!! Avete già capito, vero? Esatto, proprio loro: i Tokio Hotel!!! Tokio HotelAndiamo con calma. Esce il loro primo singolo, Monson, vende tanto. Piacciono alle ragazzine. Il dibattito iniziale è se il ruolo vocale sia affidato a una ragazza o a un ragazzo. Dopo settimane si scopre che è ufficialmente un maschietto.

Quesito generale: ma come fa a piacere alle ragazze, sembra una femmina?!?!?!

Lasciate perdere. Non cercate una risposta. Bisogna solo comprendere che spesso l’ambiguità attrae moltissimo, lasciatevelo dire da una che ama Brian Molko e che lo ha amato Briii!!!!in tutte le sue trasformazioni!! Ma torniamo a noi. Io manco ero riuscita a vedere interamente il loro videoclip che già ne sentivo parlare malissimo. “E sono scarsi, e non valgono niente, e lui sembra una femmina (caratteristica che nulla ha a che fare con la musica ma che spesso viene comunque usata come aggravante), e fanno schifo”. Che può anche essere. Ma io non li avevo sentiti e non potevo sbilanciarmi. E finalmente vedo questi Tokio Hotel e sento questo Monson. Monson è una canzonetta tanto tanto orecchiabile, canzonetta che parla d’amore, valorizzata dalle occhiatine ammiccanti del cantante. Beh, definirla bella è decisamente troppo. Solo che nei mesi precedenti a questa uscita, le radio italiane e non, ci hanno spaccato le palle con quella Umbrella che Dio solo sa dove deve metterselo Rihanna, spacciandola per bella canzone e vantandosi questa Rihanna come nuovo talento, paragonandola a Britney Spears che… capirai che gran complimento.

Questa qui sgambettava per mesi con un Umbrella tra le mani e nessuno diceva niente, poi arrivano i Tokio Hotel e tutti Buuuuuuuu a buttarci merda sopra.

In confronto a Umbrella, Monson sembra partorita dalla mente di Martin Gore subito dopo aver scritto “Enjoy the silence”.

Siccome certe volte questi accanimenti mi urtano i nervi, anche in quanto non-fan dei Tokio Hotel decido di difenderli. Intanto ho sentito l’album in tedesco: ho sentito cose migliori, ma anche molto molto peggiori. E più che di Monson io vi posso parlare di Durch Den Monsun. Tradotto: attraverso il monsone. Testo leggerissimamente  diverso dalla versione in inglese. Nota: non parlano una parola di inglese, si sono fatti tradurre i testi e li cantano a memoria. Decisione discutibile. Ma io farei lo stesso per un decimo del corrispettivo dei loro guadagni.

Ecco il testo originale:

 

La finestra non si apre più                                                                            
e qui è pieno di te e di vuoto
e l'ultima candela si consuma di fronte a me
Io sto già aspettando l'eternità
finalmente è giunta l'ora
là fuori nuvole nere si stanno levando

Devo attraversare il monsone
dietro al mondo
fino alla fine dei tempi
Finchè la pioggia non smetterà di cadere
contro la tempesta
sul bordo dell'abisso
e quando non ne posso più, me ne ricordo
prima o poi correremo insieme
attraverso il monsone
e dopo tutto sarà ok

Una mezzaluna sta sprofondando di fronte a me
ti è appena stata vicina?
E mantiene veramente le promesse che fa?
Io so di poterti trovare
sentendo il tuo nome nell'uragano
Penso che non ci potrei credere più di così

Devo attraversare il monsone
dietro al mondo
fino alla fine dei tempi
Finchè la pioggia non smetterà di cadere
contro la tempesta
sul bordo dell'abisso
e quando non ne posso più, me ne ricordo
prima o poi correremo insieme
perchè semplicemente nessuno ci può più trattenere
attraverso il monsone

Mi faccio strada
tra i poteri nascosti dietro quella porta
Li sconfiggerò
e loro mi condurranno da te
e dopo tutto sarà ok
e dopo tutto sarà ok
sarà ok

Devo attraversare il monsone
dietro al mondo
fino alla fine dei tempi
Finchè la pioggia non smetterà di cadere
contro la tempesta
sul bordo dell'abisso
e quando non ne posso più, me ne ricordo
prima o poi correremo insieme
perchè semplicemente nessuno ci può più trattenere
attraverso il monsone
e dopo tutto sarà ok

 

 

Banalotto. Poco originale. Scontato. Poche qualità artistiche. Sì indubbiamente. Ma loro non sono il peggio. Al massimo non sono niente di diverso da quello che già c’è in giro e che viene trattato meglio. Di certo non sono peggio dei Finley.

E poi guardateli. Nessuno l’ha dichiarato ma io sono più che convinta di aver capito il segreto del loro successo. Una caratteristica che riporta le ragazze ai bei tempi d’infanzia, quelli passati col sogno della bellezza, della moda e del rock’n’roll.

I Tokio Hotel sono la proiezione reale e umana di Jem e le Hologram!!!!

Tokio  IL mio nome è Jem!!

Postato da: Saretta83 a 15:52 | link | commenti (24)

giovedì, 11 ottobre 2007

Riflessioni personali.

 

Numero 1.

 

Durante gli episodi del telefilm “Distretto di polizia 7” va in onda uno spot pubblicitario a dir poco agghiacciante. Per rimanere in tema con la serie, la scena viene ambientata in un commissariato, mentre si svolge un interrogatorio.

“Ma no commissario, glielo posso assicurare, non ci sono tracce perché lo zucchero Eridania si scioglie completamente nel caffè.”

Orripilante. Complimenti agli ideatori, per loro in regalo un ingresso gratuito al centro di igiene mentale più vicino.

 

Numero 2.

 

Dal quiz “L’eredità”, condotto da Carlo Conti.

Domanda: “Di cosa si rifornì Kennedy prima di partire per Cuba?”

A-    Olio

B-    Petrolio

C-    Zucchero di canna

D-    Sigari

 

La concorrente: “Dunque vediamo… non saprei… lo zucchero di canna a Cuba è molto pregiato”

 

Rimango basita.

 

Numero 3

 

Da Tgcom.

“I fan esultano, Dottor House trasloca su canale 5”.

Premesso che col palinsesto di canale 5, Dottor House ci sta veramente come cavoli a merenda, scusate, ma mi sfugge il motivo di cotanta gioia da parte del pubblico per questo significativo cambio di palinsesto.

 

Notare anche la meravigliosa pubblicità. Estrapolato un dialogo tra dottor House e i suoi colleghi, i doppiatori ne cambiano il contenuto. Il medico cinico manifesta entusiasmo per il trasferimento da un canale all’altro. Semplicemente ridicolo.

 

Numero 4.

Da "La vita in diretta".

L'inviato Gianfranco Agus intervista Flavio Insinna.

"Flavio, è un piacere incontrati. Ho fatto un sogno. Che tu indossi la mia giacca e poi la togli. Fallo ti prego."
E Flavio esegue.

Trattasi di violenza psicologica. Internate l'inviato.

Numero 5.

Più il tempo passa, più le pubblicità delle calze Golden Lady sono di una bruttezza incomparabile.

Postato da: Saretta83 a 23:35 | link | commenti (13)

sabato, 06 ottobre 2007

Placebo

I fan dei Placebo subiscono uno smacco. In quanto sostenitrice della band da ben nove anni, lo sento anche io. Cos’è che ti fa amare un gruppo? La sua musica, senza dubbio. Ascolti e riascolti, valuti, eventualmente apprezzi. Avete presente il classico colpo di fulmine? Ebbene, io l’ ho vissuto solo una volta. Per un ragazzo? No. Decisamente no. Assolutamente no.

L’unico mio colpo di fulmine è stato scaturito da una canzone. Dei Placebo appunto. La canzone con la quale ho conosciuto il gruppo e la canzone cui sono in assoluto più affezionata. Perché da lì è partito tutto. Perché quello è stato l’inizio di tutto. Every you, every me. Io quella canzone la amo profondamente, l’ ho amata da subito. Dal primo momento in cui l’ ho sentita. Per questo non smetterò mai di ringraziare il mio amico Alessio, che spinto dalla mia morbosa curiosità mi fece una videocassetta con tantissimi video musicali. E lì c’era anche Every you every me. Ricordo ancora il primo momento in cui l’ ho visto e dire che di anni ne sono passati. Era novembre del 1998, e non era neanche un mese che sentivo parlare dei Placebo, avevo letto qualche loro articolo in una rivista musicale. Rocksound, per la precisione. A volte lo sfoglio ancora quel numero. Ne parlavano bene, così quel gruppo mi ha incuriosito. Non l’avevo mai sentito nominare prima. Poi finalmente arriva quel giorno.

 

Alessio si presenta in classe con una videocassetta. Per me. Quattro ore di video musicali. Ma soprattutto, là in mezzo, c’è anche quel video. In breve, passo le sei ore di lezione con l’unico pensiero di tornare a casa a divorare quella vhs. Arrivo al dunque. Finalmente li vedo, i Placebo. Ma soprattutto, finalmente li sento. Parte la canzone. Ammutolisco. È fatta. La freccia di Cupido mi ha preso in pieno. È amore. Folle. Non posso più fare a meno di loro. Guardo quella cassetta centinaia di volte al giorno, quando non ho voglia di fare i compiti per casa mi dico “Dai dai, che appena finisco mi godo il video senza pensare ad altro!!” Una fissazione, lo so, ma con la forza della musica sono entrati di prepotenza a fare parte delle mie giornate. Alessio, che ha capito l’antifona, e preoccupato dal fatto che non avessi la minima intenzione di restituirgli la videocassetta, decide allora di farmene un’altra con quel video e molto di più. La videografia fino a quel periodo e un live in una trasmissione televisiva tedesca. Il tutto attorniato da tanti altri videoclip di svariati artisti. Ovviamente quella vhs la tengo ancora e nonostante abbia ormai tutta la discografia originale, dvd compresi, rispolvero spesso quella vhs registrata e la riguardo. Per sentirmi più vicina a quel periodo bellissimo.

 

Brian Molko, Stefan Olsdal, Steve Hewitt. Due su tre androgini e ambigui. E io li amo tutti e tre indistintamente. Voglio loro e nessun altro. Tutte le strade della mia mente portano a loro.

 

Sono passati nove anni. Loro erano ragazzini, neanche tanto conosciuti. Ma piano piano è nato un successo e una fama sempre in crescita. Ora sono in tanti a conoscerli, in tanti ad apprezzarli. E io sono quasi gelosa, perché più aumentano i fan e più mi sembra che vogliano portarmeli via. Quando apprezzi una cosa che gli altri non conoscono la senti più tua. Quando i Placebo non li conosceva quasi nessuno e le rare volte che venivano nominati la gente che mi conosceva pensava a me, sembrava quasi che mi appartenessero. Ora invece è diverso, sono famosi, sono apprezzati. E io sono contenta del loro successo, ma fan di tutto il mondo, occhio, è come se avessi un diritto di precedenza nei loro confronti. E con me c’è pure Lisa. Attenti due volte, il pericolo è doppio.

 

I loro dischi, le loro canzoni, i loro visi sui giornali. Sembrava una cosa che non potesse cambiare. E invece.

 

Steve2/10/2007

Dopo 11 anni, Steve Hewitt, batterista, lascia la band.

I Placebo divorziano da Steve Hewitt.

I Placebo rimangono in due: Steve Hewitt se ne va.

 

Questi sono alcuni dei titoli che ho trovato su internet. E mi è venuto un colpo. Un vuoto. Non ci credevo. Per tutti questi anni, quell’intesa che sembrava perfetta, si è spezzata in un freddissimo comunicato stampa. E i fan si disperano. E io pure.

 

È un discorso strano il mio. Sicuramente infantile.

O forse è un discorso da vera appassionata, chiunque abbia un gruppo del cuore, che ama, ma che ama veramente, saprà capirmi. E per chi non mi capisce, non importa.

 

“Dopotutto si tratta di persone che neanche conosci” è la frase più tipica. Già, ma non conta.

“Non sanno neanche che esisti”. È vero, ma non conta neanche questo.

 

A me basta che nei momenti in cui i Placebo pensano di essere fortunati a fare il mestiere che fanno e ricordano che tutto questo è possibile grazie a chi li segue assiduamente e dicono che non saranno mai abbastanza grati a noi fan, ecco a me basta essere menzionata così nelle loro menti. Così in modo anonimo. Non ho un viso e non ho un nome. Eppure ci sono anch’io per loro.

 

Momento romantico:

Ciao Steve, grazie di tutto.
Ora cercheranno un sostituto, chissà se sarà perfetto come te.

 

E adesso scusatemi, vado a iscrivermi a un corso velocizzato di batteria (prenderla con un po’ d’ironia non fa mai male).

Postato da: Saretta83 a 12:49 | link | commenti (7)

lunedì, 01 ottobre 2007

Stamattina sono andata alla posta. E sono tornata stremata. Dovevo pagare un bollettino e ritirare un vaglia. Benissimo, stamattina ho pensato che siccome vaglia e bollettino avevano pressappoco lo stesso valore, l’idea più logica sarebbe stata quella di scontare il bollettino dal vaglia. Ma siccome mi rattristava molto l’idea di dover tornare a casa senza soldi ho pensato a una soluzione più illogica ma che mi avrebbe lasciato intatta la mia serenità. Pago il bollettino e dopo ritiro il vaglia. In men che non si dica la mia idea si trasforma in un piano diabolico. Esco di casa e mi avvio. Prima di attraversare la strada che mi porta all’ingresso della posta riesco a intravedere dalla porta una molteplicità di braccia, teste e gambe. Sembra una rissa, invece è semplicemente una fila molto ingarbugliata. Sigh. Tutte quelle persone sono prima di me. Entro alla posta ed ecco levati i dubbi. Sono solo la ventiquattresima. Mi scende la prima lacrima. Mi metto in fila e penso a qualcosa di bello. Al fatto che quando torno a casa il pranzo sarà già pronto e posso mangiare gustosamente e senza sosta. Poi mi ricordo che prima di uscire mia madre ha preparato il minestrone. Mi scende la seconda lacrima. Non penso più a niente. Mi metto letteralmente spalle al muro e aspetto. E aspetto. E aspetto. E aspetto. E aspetto. E la fila si sfoltisce, piano piano. Piano piano. Piano piano. Piano piano. La signora che ho di fianco si alza e si mette di fronte allo sportello. E io, col savoir faire di un avvoltoio le ciullo la sedia. Almeno seduta aspetto più serenamente. E aspetto più serenamente. E aspetto più serenamente. E aspetto più serenamente. E aspetto più serenamente. Finalmente le persone davanti allo sportello diminuiscono. Mi faccio avanti anche io. Davanti a me una signora, è lei l’ultimo ostacolo tra me e l’impiegato. Il mio cuore esulta quando si vede la signora che in realtà si è messa in fila solo per salutare l’amica che stava allo sportello prima di me. Gaudio. Con un balzo mi metto davanti all’impiegato. Per rendere sicuro da ogni cambiamento il mio piano affermo fieramente: “Devo pagare un bollettino e poi ritirare un vaglia”. Così l’impiegato esclama: “Allora dammi il vaglia, che scontiamo tutto da là.” Il mio piano è andato a farsi benedire in meno di un secondo. Mi scende la terza lacrima. Poi aggiunge: “Da due mesi a questa parte vige una nuova normativa. Da ogni vaglia dobbiamo trattenere 2,50 €”. Proprio in questo momento comincio a sentire un profumo fortissimo. Che al contrario di quanto ci si aspetti non è il minestrone che sovrasta il mio paese, ma è più semplicemente l’unico, inconfondibile e riconoscibilissimo profumo di presa per culo. Mi scende la quarta lacrima. Per vendicarmi ho l’impulso terribile di rubare tutte le caramelline che alla posta hanno messo a disposizione dei clienti. Invece mi calmo e con un sorriso degno di Jolly Jocker saluto. La violenza non è mai stato il mio forte.

Esco e mi dirigo verso casa. Vado sulle strisce pedonali e nessuno vuole farmi passare. È vero che sulle strisce il pedone ha sempre la precedenza, ma quando vedo autisti che in centro abitato vanno a 200, che al posto degli occhi hanno due fiamme, che hanno lo stesso simpatico sguardo di Jack lo Squartatore e che dalla loro bocca escono simboli del tipo ******, che altro non sono che le parole che dalla vergogna si censurano da sole, ecco, mi viene un po’ di soggezione. Aspetto praticamente dieci minuti. Passo non quando un’anima pia si degna di fermarsi, ma quando le anime dannate se ne sono andate. Al diavolo, spero. papassini

 

Dallo shock della mattinata torno a casa e mangio un papassino (vei foto),

ma siccome lo spavento e elevato, me ne dimentico e ne mangio un altro.

Che panico.

 

E dire che oggi volevo parlare di tutt’altro. ieri sono stata a Nuoro e Oliena a trovare i miei parenti. E mi sono divertita un sacco. Era un sacco di tempo che non ci andavamo, io e la mia famiglia, e effettivamente dovremo pure un po’ vergognarci. Non sono neanche due ore di macchina e abbiamo tanti parenti cui vogliamo un mondo di bene. Eppure la pigrizia la Nuorovince sempre, maledetta. Mi sono proprio divertita. A partire dai giri mattutini, quando ho rivisto i miei cugini Antonio, Francesca, Anna e Mauro e ho costretto tutti a posare davanti alla mia bellissima macchina fotografica. Infatti appena mi Olienaavvicinavo a qualcuno, tutti se ne andavano. Il pranzo è stato divertente pure quello. Mio zia ha raccontato che ha fatto la pasta fatta in casa. Con cinque chili di farina. E mio zio ha detto che è per colpa sua che il prezzo di mercato della pasta è aumentata. Noi ci sentiamo responsabili in tutto e per tutto.

 

Insomma, ho incontrato tutti i miei zii e poi lei. La mia bellissima nipotina Greta!!! Ha quasi tre anni e fino a ieri l’avevo vista una volta. Grrrrr. Una volta, che lei aveva quasi sei mesi e ovviamente di me non si ricordava. Eppure abbiamo fatto amicizia lo stesso!!! Che carina!!! Per rinfrescarle la memoria le hanno fato rivedere una mia foto (ti pareva…) con lei. Così quando ha capito che ero di famiglia è stata subito amichevole. Mi ha persino fatto vedere come si balla il tip tap. Che meraviglia!!! Come al solito, anche se da raccontare ne avrei per minimo cinque post, non mi dilungo in questi racconti perché sono miei. La gioia che ho provato ieri nel rivedere tutti la tengo tutta per me, non mi dilungo e custodisco tutto gelosamente nel mio cuore.

 

Ma una cosa, voglio condividerla. Un’immagine. Una foto che ho scattato nel portoncino d’ingresso nel condominio di mio zio. Una prova vera e propria di come noi sardi ci teniamo e essere "bilingui" e a farci capire da tutti quanti. Reputo tutto ciò semplicemente meraviglioso.

Immagine 006

Postato da: Saretta83 a 15:59 | link | commenti (10)