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Sta finendo agosto. O mio Dio!!! Settembre si sta già facendo spazio nel modo più prepotente possibile. Innanzitutto rubando più di un’ora di tempo, visto che la sera alle 20 è già buio pesto. In secondo luogo impossessandosi della lingua delle persone, che altro non fanno che dire “Ed è finita anche l’estate!!”. Commento che è in lotta per il primo posto nella classifica delle riflessioni più inutili. A parte il fatto che vorrei ricordare a tutti che l’estate finisce il 21 settembre e non vedo perché devi levargli il suo gran finale di venti giorni. In secondo luogo, dire il 29 agosto che in Sardegna è finita l’estate è alquanto ridicolo. Lo sappiamo tutti benissimo che qui fino a ottobre ci squagliamo allegramente dal caldo, sappiamo che ora arriva un’altra marea di turisti che approfitta dei costi della bassa stagione e che le spiagge si svuoteranno del tutto minimo tra un mese e mezzo. Se ci va bene ci facciamo il ponte di ognissanti al mare.
A me settembre ha sempre messo un pizzico di malumore. Anzi, diciamo che io il mese di settembre lo odiavo profondamente. Perché? Perché bisognava tornare a scuola e a me la scuola non è mai piaciuta. Spesso mi chiedevano “ma perché sei così triste al rientro di tornare a scuola?”. O beh, non saprei… forse perché adesso anziché andare al mare devo fare i compiti, che la mattina non posso alzarmi tardi ma devo essere in piedi alle 7.30, che la sera non si esce più da nessuna parte, che fuori c’è ancora un sole che spacca le pietre e io devo starmene in classe a sbadigliare tra una spiegazione e l’altra, sempre che non debba farmela sotto per qualche interrogazione, a sorpresa o prefissata che sia??? Basta come motivazione? Io e la scuola non siamo mai andati d’accordo e visto il presente universitario, credo che ormai sia un rapporto destinato a rimanere così incrinato for ever. Gli unici spiragli di luce me li davano il pensiero degli scioperi, che guai se mancano, della festa di cui ho parlato due post fa e di un’altra motivazione, che non ha nulla a che fare con la scuola e sicuramente nulla a che fare neanche con me. Un impegno fisso annuale e televisivo. Miss Italia. E non ridete. Io Miss Italia non me lo perdo mai. Sono una fan accanita di questo concorso, a volte riesco a riconoscere in tempo zero delle ex miss che finiscono per sbaglio in qualche programma televisivo. Non posso farci niente, io ho una memoria di ferro per le cazzate e un cervello sbullonato per le cose serie.
Ora mi rivolgo alle ragazze. In tutta sincerità. Chi di voi non ha mai sognato almeno una volta di essere Miss Italia? Una persona? Due? Ascoltatemi. Non vi credo assolutamente. Io non credo che non avete mai sognato di essere bellissime, tanto meno credo che non vi farebbe piacere che la vostra bellezza venisse proclamata davanti a mezza Italia. Non credo che non desiderate contratti di lavoro da sballo e che almeno per i canonici 15 minuti non abbiate la minima intenzione di assaporare la celebrità che Andy Warhol prevedeva per ognuno di noi. Io da bambina sognavo di partecipare…anzi, di vincere Miss Italia, poi per una serie di motivi strettamente fisici ho dovuto rinunciare a quello che rimarrà un sogno chiuso in un cassetto.
Qui in Sardegna persino le miss regionali diventano un minimo conosciute. Ci hanno già proclamato la Miss Sardegna, una Barbie di 1.70 che peserà 50 chili. Il fatto che la Sardegna sia rappresentata da una mancata tedesca è un po’ strano. Ma non fa niente. E già infuriano le polemiche. E’ raccomandata, no non lo è, almeno è bella, no è brutta, ha degli occhi bellissimi, no è strabica. Tutto un turpiloquio che tempo un mese cade nel nulla, vista l’importanza colossale dell’argomento. Il mio colmo personale è che io sognavo di vincere il titolo da reginetta pur sapendo di poter essere tutto fuorché Miss. Esatto, perché ti riempiono la testa con queste ragazze della porta accanto e poi ti presentano una stangona che tutta la gamba misura quanto me coi capelli pettinati in pieno stile Marge Simpson. No scusa, dimmi in che vicinato abita. Le ragazze della porta accanto sono quelle che la mattina hanno due occhiaie fino
alle ginocchia, i capelli pettinati a nido di rondine e una simpatia e una grazia da essere seconde solo a Maria de Filippi. Io sono una ragazza della porta accanto, io che non sono altissima, io che non sono magrissima, io che non sono bellissima.
Se io vado a Miss Italia mi scartano alla prima selezione, al massimo mi eleggono anti-miss Italia, che già mi riempirebbe di gioia. Eh si, perché se non per altro, almeno mi si nota per la parlata. A parte che ho un accento sardo che non finisce più e col cavolo che me lo tolgo. Ma poi proprio per gli argomenti. Le miss che partecipano dicono sempre che ora l’importante è laurearsi e che penseranno solo a quello. Io immagino già la mia presentazione
“Ciao a tutti, mi chiamo Sara e mi riconoscete perché sono la più bassa tra tutte le Miss. Anche la meno bella, ma siamo in mano ai visagisti e quindi si vede un po’ meno la differenza. Non c’è bisogno che vi dica da dove vengo perché si capisce benissimo. Ah dimenticavo. Votatemi, sia perché io rappresento la ragazza della porta accanto, sia perché il mio primo obbiettivo non è laurearmi ma vincere questo concorso in modo da avere denaro e contratti in tasca che se riesco a non perdere la testa, mi bastano minimo per tutta la vita.”
E loro mi risponderanno: “Benissimo, la accompagniamo fuori noi o se ne va da sola?”.
Sempre che non mi assegnino l’ambitissimo titolo di Miss Vai e Caga.
Ultima riflessione. Ultimamente a Miss Italia c’è uno strano fenomeno. Se un anno vince una bellissima, l’anno dopo vince un mezzo cessetto. La vincitrice dell’anno scorso è praticamente perfetta. Quest’anno dovrebbe dunque vincere una ragazza così e così, più simile a quella della porta accanto. L’anno prossimo di nuovo una ragazza bellissima, poi di nuovo un’altra mezzo cessetto.
Se prendo coraggio tra due anni mi iscrivo, ho buone probabilità di vincita. Sempre se accettano la mia presentazione, aggiunta alla mia consapevolezza di essere contraddistinta da una comunissima normalità.
Mi sa che al momento l’unica corona che posso indossare è quella che mi ha regalato la mia amica Irene per il mio compleanno e che in realtà, altro non è che un cerchietto per i capelli.
(Nella foto ci sono io, un attimo dopo l'elezione al titolo di Miss Vai e Caga. Nei miei occhi la gioia per un importante traguardo appena raggiunto.)
Riflessioni varie.
Numero 1.
Il giornalista del tg1 Filippo Gaudenzi deve rendersi conto che a volte pronunciare in egual maniera la lettera L e la lettera R può causare spiacevoli equivoci, come quello avvenuto nell'edizione odierna delle 13.30.
Frase originale: "Sono molti gli anziani rimasti in città durante l'estate"
Frase letta dal nostro Filippo: "Sono morti gli anziani rimasti in città durante l'estate" .
Relativo commento : ...o cielo!!! Ma proprio tutti??
Numero 2.
Ci vuole talento anche per inventarsi le nevrosi. Mio padre è depresso. Ecco i motivi.
1) Il finestrino della macchina di mio fratello non funziona bene
2) Mercoledì abbiamo ospiti a cena e teme che il cibo non basti
3) Tra qualche settimana mi viene a trovare la mia amica Lisa e teme che non sia di suo gradimento la roba che le offriremo da mangiare.
Numero 3.
Quando i giornalisti scrivono cavolate.
Un giornalista della rivista musicale Rocksound narra di una sorta di rivalità tra i due fratelli Leto, membri dei 30 seconds to Mars. Sostiene che durante i concerti, il batterista Shannon voglia rubare la scena a suo fratello Jared, il cantante.
Adesso magari mi spieghi come fa un batterista inchiodato a uno sgabello a voler rubare la scena a un cantante.
Numero 4 (ma questa è seria).
Messaggio promozionale. Vi cosiglio vivamente un gruppo. E per consiglio vivamente intendo dire ascoltateli subito, brutti bastardi!
Loro si chiamano Rufus Party e hanno suonato al mio paesino qualche settimana fa.
Qui c'è il loro blog.
E qui il loro myspace.
Ci sono gruppi e gruppi.
a) quelli che li ascolti sul disco e dici "carini" poi li vedi dal vivo e non valgono niente
b) quelli che li vedi dal vivo e dici "carini" poi fai l'erroraccio di comprare il cd e ti accorgi che fai parecchia confusione nel distinguere il significato della parola "carini" rispetto al significato della parola "divertenti"
c) quelli che li ascolti su cd e dici "ah beh, sembrano bravi" e poi li vedi dal vivo e dici "Porca miseria se sono bravi!!"
La definizione C equivale al nome Rufus Party.
Non è una fase di lecchinaggio acuta. E per una serie di fattori che vanno anche oltre la bravura sappiate che:
- dal vivo (mi) lasciano quasi senza parole (e non è facile)
- il cantante ha la voce bella bella
- sono tutti molto simpatici
- il chitarrista ha promesso solennemente di andare a visitare il sito www.maialino.it
- il cantante è passato di qui e ha lasciato tracce gradite del suo passaggio
Santa Vittoria e San Narciso.
I due santi del titolo rappresentano per il mio paese un evento molto importante e cioè la principale festa patronale. Si svolge a ottobre, la festa di Santa Vittoria precisamente la seconda settimana di ottobre, mentre la festa di San Narciso chiude il mese. Io adoro il mese di ottobre proprio per la presenza di queste feste. Ai tempi della scuola il pensiero della festività rappresentava uno spiraglio di vacanza, visto che il giorno dopo la festa a scuola non ci va mai nessuno. Per il paese è un momento importate, anche se non mancano i soliti incontentabili, quelli che “questo paese fa schifo e non fanno mai niente” e nel momento in cui comincia una qualunque festa cambiano opinione in “ma che cosa vorranno fare qui in paese, non sono capaci di fare niente”. In sostanza, quelli che parlano parlano parlano e non fanno mai un c…. avolo. E mi censuro solo perché mi sono messa a parlare di Santi. Questa festa è organizzata da un comitato che tutti gli anni, a regola, dovrebbe cambiare i suoi componenti. Già. A regola. Io l’ ho fatto per due anni consecutivi, nel 2003 e nel 2004. Dopodiché ho pensato che poteva bastare così, minimo per 6 anni. Il mio dovere (anche se la parola è esagerata) l’avevo fatto e non ci facevo più niente là in mezzo. Ma evidentemente qualcuno non la pensava così. Questo qualcuno altro non è che la mia amica Ramò. Lei nel comitato non è componente variabile. È componente fisso. È praticamente dal 2002 che è immischiata là in mezzo. Lei è lì da anni. Ma non sola, accompagnata da una piccola percentuale di malpresi che nel comitato si ficcano o li ficcano tutti gli anni, giusto per tenersi o tenerli impegnati. Ramò non ha colto che anche se in minima parte, la cattiva compagnia è presente e mette a rischio il suo equilibrio di amicizie e conoscenze, soprattutto quando la chiamano in mezzo alla strada in quelle poche occasioni in cui il paese è gremito di gente. Noi, le amiche, abbiamo cercato di dissuaderla, ma inutilmente. Cosa peggiore accade lo scorso anno, alla fine del suo ennesimo mandato. Di solito la persona uscente lascia un biglietto con due nomi che prenderanno parte al comitato il prossimo anno. Cosa può fare Ramò? Non solo riscrive il suo nome per il quinto anno consecutivo ma, cosa ancora più grave, ci mette pure il mio. Naturalmente senza avvisarmi prima. Quando ho sentito pronunciare il mio nome ho avuto delle visioni. Che erano tutti i litigi che avevo sentito tre anni prima culminati nell’ospitata finale degli Amici di Maria de Filippi che qui avevo già ampiamente documentato. Quest’anno non avevo assolutamente voglia di partecipare. Perché ci sono le riunioni nei pomeriggi d’estate e io invece voglio andare al mare. E anche perché mi iscrivo a scuola guida, ho le lezioni e non posso mancare. Insomma: voglia zero. E per un momento anche Ramò sembrava della stessa opinione. Fino a quando non le arriva la lettera della prima riunione. Si trasforma. Diventa la persona più felice del mondo che neanche se nella lettera ci avesse trovato un milione di euro in contanti. Per farla breve. Mi chiama all’istante per dirmi che c’è la prima riunione e dopo la suddetta mi telefona nuovamente per dirmi che è lei la nuova segretaria del comitato. E meno male che per un attimo non ci voleva neanche andare!!! Io intanto non ho ritrovato la voglia. Fino a ora ho partecipato a una riunione su dieci che ne hanno fatte. Bon, mi reputo una componente assenteista. Pazienza. Che i Santi mi perdonino. Il punto è che proprio per i Santi mi sento in colpa. Ridicola, vero? Non posso farci nulla. A volte ho l’impressione di aver Loro mancato di rispetto, poi però penso alla prima riunione che si è composta solo dalle grida dell’80% dei presenti che erano intenti a litigare…e forse non è il modo migliore per rendere omaggio a due Santi. Poi penso anche a Ramò che è delusa dal comitato di quest’anno per il fatto che lei è segretaria e non le dicono un accidenti. Ieri c’era persino la questua e non l’ hanno avvisata. Per lenire i sensi di colpa ieri ho acceso un cero. E stamattina ero intenta a entrare nella chiesina accanto all’ufficio dove lavora la mia mamma e dove c’è la casa della mia povera nonna. Ma la custode me l’ ha chiusa davanti. Era mezzogiorno. Ora di chiusura.
Allora penso a qualche altra cosa da fare per farmi perdonare dai Santi, che se mi stanno sentendo mi ridono in faccia. Molti di voi penseranno che sono bigotta. Non è così, sono credente e basta.
Da componente assenteista continuo la mia marcia a tentare di evitare le riunioni, ormai la mia presenza è del tutto inutile, non sopporto apparire all’ultimo momento, quando gli altri hanno lavorato e io non ho fatto niente. Per la parte più frivola e cioè quella che riguarda i pettegolezzi mi basta interpellare Ramò. La settimana scorsa mi ha raccontato che ha litigato con un sacco di gente. Uno di questi giorni cerco di sentirla a riguardo, mi diverte vederla incavolata nera per questi motivi che proprio così importanti non sono.
È la festa per due santi, ma vi giuro che a seconda dei casi, la folla che compone il comitato sembra che anziché partecipare a una riunione stia assistendo a uno scontro finale di Wrestling e se tanto mi dà tanto, il commentatore Ciccio Valenti è impersonato dal presidente.
Ora vado, farò un’altra preghiera ai Santi e per la prima volta posto una canzone. Una canzone di Carmen Consoli che non so come mai, mi è venuta in mente proprio mentre scrivevo questo post.
Certe volte la tv mi sbigottisce. A parte per i programmi, che sono penosi all’80% ma già lo sapevamo. Io nel mio piccolo, faccio del mio meglio. La mattina mi guardo su Raitre “La storia siamo noi”. Cavoli come mi sento colta nel dire questa frase!!! È una bella trasmissione anche se a seconda dell’argomento ti girano le balle di prima mattina. È per questo che non mi soffermo a parlarne, oggi almeno, perché questo post nasce come contenitore di osservazioni stupide e non mi va di mischiarci fatti realmente accaduti, fatti così tristi e così tremendi da non lasciare spazio a ogni minimo commento.
Parlavamo di televisione, ma non di programmi. Di pubblicità.
Premessa: se c’è una razza di persone cui sono allergica, questi sono i pubblicitari. Non li sopporto. Non li sopporto perché visto che loro sono dei cretini, pensano che anche noi lo siamo. Tutti dal primo all’ultimo. Di dieci pubblicità che passano, di carine ce ne saranno al massimo due. Ma ce n’è qualcuna in particolare che mi ha colpito.
Quella della Simmenthal per esempio. Una bambina disegna un sole e per farne il contorno usa una scatoletta di Simmenthal. Mai l’avesse fatto. La casa si trasforma in una giungla che nemmeno uno dei peggiori incubi di “Alice nel paese delle meraviglie”. Ecco che spuntano dal pavimento broccoli alti 30 metri, cespi d’insalate grandi quanto una gru, verdure di ogni tipo geneticamente modificate, alte quanto una torre gemella (buon’anima) di New York e larga quanto la città stessa. E gli abitanti della casa che hanno perso tutto cosa fanno? Sorridono beati. Contenti e felici come una Pasqua perché almeno hanno una Simmenthal sotto i denti. Fino all’ultimo speri che anche la scatoletta diventi di dimensioni tali da spiaccicare la famigliola al suolo come una confezione di sottilette kraft ma ahimè, a loro non succede niente. La pubblicità suddetta ha anche una meravigliosa colonna sonora, proprio perché il pubblicitario era di buon umore quel giorno. Una canzone scritta apposta per la Simmenthal e già questo è un fatto di una tristezza infinita e di una desolazione esasperante per il paroliere ingaggiato. “Sta bene quando piove e quando esce il sole, sta bene con le olive, le piacciono gli amici”, così cita questa meraviglia in musica. A parte la mia curiosità sul totale scollegamento di una frase rispetto a quella successiva, ho una domanda. Una domanda che mi assilla da giorni. Ma quali amici potrà avere una Simmenthal?? Chi sono gli amici che le piacciono? Una scatoletta di Rio Mare forse? Il tubetto di patè che gli chiede “voulez-vous patè avec moi?”. La Manzotin, che forse sono cugine in secondo grado? Fatemi capire.
Consiglio per i genitori della bambina della pubblicità: al giorno d’oggi un dentista se lo possono permettere tutti, non siate da meno.
Altro spot televisivo. Voglio conoscere personalmente quel genio che ha inventato la pubblicità dei gioielli Cielo Venezia presentandoli come un film, visto che il festival cinematografico della medesima città è alle porte. E già che il pubblicitario lo voglio incontrare cercherò di frenare l’irrefrenabile impulso di sputargli in faccia. Descrizione della pubblicità. Un manipolo di idioti ben vestiti si sussurrano frasi mielose e insensate degne di un fotoromanzo da quattro soldi e una voce fuori campo scandisce il nome del gioiello e uno slogan per ricordarlo. Frasi del tipo “Non siete costretta ad andare” e scene con un lui che sussurra la frase e una lei che se la svigna di tutta fretta e poi il vocione fuori campo. Ma lasciala andare la tipa, anzi, lasciala andare e seguila. Andate tutti, dove vi porta il cuore e già che ci siete anche dove vi mando io. Ma il punto focale di questo spot è quello che riguarda l’uomo dello spot, il bel tenebroso che dopo aver sussurrato la sua frase è integrato dal solito vocione fuori campo che dice “Un uomo e il suo gioiello”. Ecco fatto. Alla faccia del doppio senso!! Le cose sono due. O l’ hanno fatto apposta, oppure sono talmente idioti da non essersene accorti. E io non saprei cosa pensare.
Non ci vuole tanto, come maestro del doppio senso avevamo Rocco Siffredi che pubblicizzava le patatine e la cosa bella era che se un bambino vedeva quella pubblicità non avrebbe mai pensato all’allusione che si intendeva, ma questi dei gioielli non possono fare una pubblicità talmente romantica e zuccherosa da essere pericolosa per i diabetici e poi appiccicarci un doppio senso simile. Postilla: per la pubblicità di Rocco Siffredi io ho sempre sostenuto la campagna che prevedeva la presenza di Selen a pubblicizzare piselli surgelati.
Altra pubblicità. Di un detersivo ma non ricordo quale. Ma questa è più una supplica. Qualcuno prenda a sprangate la mamma del bambino che torna coperto di letame dalla testa ai piedi e lei non solo lo fa entrare in casa e lo accoglie con un sorriso, ma se lo abbraccia anche.
Capito perché odio i pubblicitari? Voglio che galleggino nello sterco della loro demenza senza che ci rendano partecipi dei loro problemi psichici.. Voglio punirli. Ho già in mente la punizione, generica e specifica. La specifica: se è un creatore di pubblicità per assorbenti lo imbavaglio con un pannolino. Sporco.
Per gli altri sarò più magnanima. Il giorno che ne incontro uno aspetto che vada in bagno, lo chiudo dentro a chiave e non lo libero fino a quando non capisce il senso della mia spedizione punitiva e reciti un mea culpa davanti a tutta Italia. Ci vorranno delle ore ma so già come impiegare il tempo. Mentre lui si fa un esame di coscienza, io gli rigo la macchina per tutta la durata della sua riflessione.
Vedi poi che qualcuno se le spreme le meningi per fare una pubblicità intelligente.
E dopo un po’ di tempo che non scrivo qual è il modo migliore per ricominciare se non commentare cazzate?? Cominciamo. Non è neanche cominciato agosto e stanno già decidendo a chi far condurre il festival di Sanremo. Che si tiene a fine febbraio. Il conduttore è assolutamente inaspettato: Pippo Baudo. Ovviamente dopo che lo scorso anno, nonostante lo avessero stroncato dall’inizio, ha salvato il culo a tutta la troupe rai facendo degli ascolti buoni, hanno ben pensato di confermarlo. A dimostrazione del fatto che di conduttori giovani e capaci ce ne siano molto pochi. Pare invece che non sia stata confermata Michelle Hunzicker, che se l’è presa parecchio e adesso ha un muso lungo da qui a Cagliari (e badate che sono 70 chilometri…non dev’essere facile portarselo in giro…). Al suo posto, gira la voce che voglia accanto al Baudo nazionale Laura Chiatti, identificata come giovane promessa del cinema italiano. Io questa qui non l’ ho mai vista recitare se non accanto a Silvio Muccino nello spot della Tim, mi rifiuto categoricamente di vedere “Ho voglia di te” poiché ne ho già avuto abbastanza di “Tre metri
sopra il cielo” e se voglio vedere Scamarcio piuttosto mi guardo una sua foto per un arco di tempo che copra la durata del film. Ha fatto anche altri film, ma al momento non ricordo quali. Nonostante questa mia premessa non faccia presagire nulla di buono, a me Laura Chiatti sta molto simpatica. Innanzitutto perché è bassa, in secondo luogo perché certe volte mi è capitato di leggere delle sue interviste e mi sembra pure tranquilla e che non si sia montata la testa. Mia impressione. Pare che la Chiatti prenderà la modica cifra di 700.000 €, se a lei verrà offerta la conduzione del festival. A questo punto mi faccio avanti. Per la metà della cifra, o anche per la metà della metà, o anche per la metà della metà della metà della metà, offro anche io la mia candidatura a conduttrice del festival di Sanremo. Anche io sono bassa e così come Laura Chiatti mi sono molto simpatica. In più so imitare Silvio Muccino quando parla con la S sibilata. Non sottovalutatemi, è una qualità che la gente apprezza moltissimo.
Seconda notizia. Un onorevole dell’Udc è diventato famoso. Prima non lo conosceva nessuno, poi ha fatto un festino a base di coca con due squillo e guardalo là. Sulle prime pagine di tutti i giornali. Sarà stata molto contenta la moglie, che oltre a essere a casa, a Brindisi, mentre il marito se la spassava a Roma, è pure al nono mese di gravidanza. Non male per uno che ha sostenuto il Family day con tutte le sue forze. Che schifezza.
Mi viene in mente una canzone degli Articolo 31 che dice “L’industriale si droga e poi vota che la droga fa male”. Comunque per la difficoltà e anche per la schifezza che ha dovuto subire per la compagnia va tutta la mia solidarietà. Alla squillo, naturalmente. Quel Cosimo Mele fa schifo a vederlo alla tv, figurati ad averlo a una distanza ravvicinata di 5 centimetri.
Altra notizia. È uscito un film che si intitola Sweet Marja, con Maria Grazia Cucinotta. È una commedia, in cui per puro caso, in uno sformato finisce qualche foglia di marijuana, cambiando così radicalmente il comportamento dei commensali che partecipano alla mangiata della pietanza. I politici si sono scatenati. Secondo loro è un film che da il cattivo esempio, che minimizza i pericoli della droga bla bla bla. Che palle!!! Come al solito si sono dimenticati una cosa fondamentale, anzi due. La prima è che quello è semplicemente un film, una commedia per essere precisi. La seconda è che non siamo una massa di deficienti. Che ci sono tante persone che usano sostanze leggere o meno leggere, ma non dipende certo da un film la volontà di queste persone di utilizzare o no certe sostanze. Io ho visto Trainspotting un sacco di volte eppure non fumo neanche, né ho mai avuto la curiosità di provare né sigarette né altro. Ci hanno rotto le scatole, una volta per tutte devono mettersi in testa che noi non siamo gli scemi che loro sognano di avere.
Avrei altro da commentare, ma non voglio dilungarmi troppo. Inconsciamente sto cercando di far capire che Alba Parietti come opinionista non vale niente, io sono molto più brava. Dopo essermi fatta avanti per la conduzione del festival di Sanremo, mi candido anche a nuova opinionista tv. Che qualcuno mi inviti. Non ve ne pentirete.
oggi
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