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Oggi ho la logorrea (ma leggetemi, vi prego!).
Qualche giorno fa mi sono imbattuta nel festival di Castrocaro. Ho visto solo l’inizio, per fortuna. Già la presenza di Massimo Giletti non mi andava molto a genio. Qualcuno prima o poi dovrà spiegarmi perché quell’uomo si è messo in testa di essere in grado di fare la tv di qualità. Che per lui consiste nel mettere intorno a un tavolo un paio di ospiti più o meno noti capitanati da Alba Parietti (che tra un po’ viene pure a casa mia a commentare in che modo pulisco il gabinetto, come dovrei farlo e cosa significa psicologicamente il modo in cui tengo in mano lo spazzolone) e metterli a parlare delle cazzate che passano in televisione. Giletti escluso ovviamente.
Il festival cominciava con Giletti che poeticamente narrava i cantanti che sono usciti gloriosi da questo festival e che, se avete notato, sono gli stessi da 10 anni a questa parte. Irene Grandi, Laura Pausini, Gigi d’Alessio eccetera eccetera. L’ultimo decennio, evidentemente, non deve essere stato molto fortunato. Il monologo di Giletti è interrotto qua e là da una melodia suonata al pianoforte. Da chi? Ma da Gigi d’Alessio, naturalmente. Prima di commentare quest’ospite però, voglio accennare al festival in sé. Quando sono cominciate le esibizioni dei giovani artisti (ce ne fosse stato uno conosciuto anche solo di vista), questi ragazzi venivano presentati con la peggiore delle presentazioni. “Canta da quando aveva 4 anni”e “suona la chitarra dal giorno della sua prima comunione”. È ovvio che quando ci si dilunga in queste bazzecole il prodotto che mi stai presentando è assolutamente evitabile e inutile. E infatti la gara come comincia? Coi giovani artisti che cantano. Una loro canzone? Nooo… canzoni di qualcun altro. Irene Grandi, Laura Pausini… imprevedibile, vero? Ma a cosa serve fare un festival dove i cantanti non presentano nulla di nuovo e si limitano a canticchiare canzoni già note? Per questo esiste già il karaoke!!! Anzi, se volete, carissimi organizzatori, vi do il numero di Maurizio, che è il karaokerista (come si chiama uno che fa il karaoke??), più in voga nella provincia di Cagliari. Non solo, le domeniche pomeriggio nei giorni di campionato, te lo ritrovi anche su Videolina (mica roba da poco) che musica quel gran programmane che è “Sport club sugli spalti”. Che vi credete, i vip ce li abbiamo anche qui.
Almeno lui spara due fesserie e vi fate anche qualche risata.
Ma torniamo all’ospite. Gigi d’Alessio senza Anna Tatangelo. Su Gigi d’Alessio ci sarebbero migliaia di cose da dire. Ma mi risparmio. Un po’ perché non ne ho voglia. Un po’ perché penso che lui e la sua compagna (che concorre al premio di Miss Simpatia 2007) siano una coppia da vietare ai minori di 102 anni. Un po’ perché Gigi d’Alessio è napoletano e a me i napoletani stanno simpatici, nonostante lui sia l’eccezione che conferma la regola. Ma evitiamo. Massimo Giletti presenta Gigi d’Alessio come la voce di Napoli. Ma ne siamo proprio sicuri? No dico, siamo certi del fatto che Napoli sia pienamente rappresentata da quest’uomo? Uhm…non so perché, ma ho dei forti dubbi. Napoli è una città bellissima che però ho visto solo di passaggio. Non sopporto i luoghi comuni, sappiamo bene che lì non sono tutti ladri, che non sono tutti imbroglioni e che non sono tutti camorristi. Solo che per colpa di qualche imbecille, che potrebbe sbattersi la testa al muro invece di distruggere tutto quello che ha intorno, che decide di infangare la città e la bellissima regione in cui è situata, ci passano tutti gli abitanti. Senza lasciare scampo alla brava gente, che c’è e che è molta, moltissima, al contrario di quanto vogliono farci credere.
Secondo me Gigi d’Alessio non rappresenta Napoli solo perché ha l’accento. Lui canta canzoni d’amore, di storie finite male, di altre che cominciano. Lui canta di Anna Tatangelo e gli scrive pure le canzonette adolescenziali per mandarla ai primi posti delle classifiche, come se fosse una cantante per davvero.
La voce di Napoli secondo me appartiene a un altro cantante, che si chiama Federico Salvatore. Lo ricordate? Tempo fa cantava una canzone che si chiama “Azz” e che l’aveva reso famoso. Poi ne ha fatta un’altra, che si intitola “Sulla Porta” dove raccontava la difficoltà che un omosessuale trova ancora oggi nell’integrarsi alla vita normale. Evidentemente quella canzone era troppo impegnata e il caso ha voluto che proprio dopo la sua partecipazione a Sanremo 1996 con questo pezzo, Federico Salvatore sia letteralmente sparito dagli schermi televisivi.
Io sono riuscita a non perderlo di vista del tutto, merito di Diego Cugia, che in radio con Jack Folla e in tv con Funari, ha sempre parlato di lui e fatto conoscere le sue canzoni.
Si, perché lui canta ancora ed è proprio per le sue canzoni, ironiche ma serissime allo stesso tempo, che secondo me la vera voce di Napoli è la sua.
Se io fossi san Gennaro
Se io fossi san Gennaro non sarei così leggero
Con i miei napoletani io m'incazzerei davvero
Come l'oste fa i conti dopo tanto fallimento
Senza troppi complimenti sarei cinico e violento
Vorrei dire al costruttore del centro direzionale
Che ci può solo pisciare perché ha fatto un orinale
Grattacieli di dolore un infarto nella storia
Forse e' solo un costruttore che ha perduto la memoria
Nei meandri dei quartieri di Madonne e di sirene
Paraboliche ed antenne sono aghi nelle vene
E nei vicoli dei chiostri di pastori e vecchi santi
Le finestre anodizzate sono schiaffi ai monumenti
E' come sputare in faccia ai D'Angiò agli Aragona
Cancellare via le tracce di una Napoli padrona
E' lo sforzo di cagare dell'ignobile pappone
Sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone
E' perciò che mi accaloro coi politici nascosti
Perché solamente loro sono i veri camorristi
A cui Napoli da sempre ha pagato la tangente
E qualcuno l' ha incassata con il sangue della gente
E per certi culi grossi il traguardo e' la poltrona
E per noi poveri fessi basta solo un Maradona
E il miracolo richiesto di quel sangue rosso chiaro
Lo sa solo Gesù Cristo che quel sangue e' sangue amaro
Lo sa il Cristo ch'e' velato di vergogna e di mistero
Da quel nobile alchimista principe di San Severo
E con lui lo sa Virgilio il sincero Sannazzaro
Giambattista della Porta che il colpevole e' il denaro
E nessuno dice basta per il culto della festa
E di Napoli che resta sotto gli occhi del turista
Via i vecchi marciapiedi che hanno raccontato molto
Pietre laviche e lastroni seppelliamoli d'asfalto...
...l'appalto
Ma non posso più accettare l'etichetta provinciale
E una Napoli che ruba in ogni telegiornale
Una Napoli che puzza di ragù di malavita
Di spaghetti cocaina e di pizza margherita
Di una Napoli abusiva paradiso artificiale
Con il sogno ricorrente di fuggire e di emigrare
E di un popolo che a scuola ha creato nuovi corsi
E la cattedra che insegna qual'e' l'arte di arrangiarsi
Io non posso più accettare l'etichetta di terrone
E il proverbio che ogni figlio e' nu bello scarrafone
E mi rode che Forcella e' la kasba del furbone
Che ti scambia con il pacco uno stereo col mattone
Se io fossi San Gennaro giuro che vomiterei
La mia rabbia dal Vesuvio farei peggio di Pompei
E poiché c' ho preso gusto con la scusa del santone
Io ritengo che sia giusto fare pure qualche nome
Chiederei a Pino Daniele che fine ha fatto terra mia
Siamo lazzari felici quanno chiove 'a pecundria
Napule e' 'na carta sporca Napule e' mille paure
Ma pe' chiste viche nire so' passate 'sti ccriature
Da Pontano a Paisiello Giulio Cesare Cortese
Da Basile a Totonno Petito fino a Benedetto Croce
Da Di Giacomo a Viviani poi Caruso coi Parisi
Da Totò ai De Filippo fino a Massimo Troisi
C'e' passato Genovesi e Leopardi con orgoglio
La romantica Matilde e il mattino di Scarfoglio
Filangieri Cardarelli tutto l'oro di Marotta
C'e' passata la Madonna che ora vedi a Piedigrotta
Un Luciano De Crescenzo Bellavista di Milano
E Sofia che da Pozzuoli oggi parla americano
Un Roberto De Simone che le ha preso pure il cuore
Ora cerca di sfruttarla Federico Salvatore
Ma non posso tollerare chi si arroga poi il diritto
Di cambiare e trasformare tutto ciò che e' stato fatto
Di chi vuol tagliar la corda con la vecchia tradizione
Di chi ha messo nella merda la cultura e la canzone
Io non posso sopportare che un signore nato a Foggia
Porta Napoli nel mondo e la stampa lo incoraggia
E che il critico ha concesso al neomelodico l'evento
Di buttare in fondo al cesso Napoli del novecento
Perché ancora io ci credo e mi incazzo ve lo giuro
Che Posillipo e Toledo li divide un vecchio muro
Come quello di Berlino che ci spacca in due metà
Uno e' figlio 'e bucchino l'altro e' figlio 'e papà
Se io fossi San Gennaro giuro che mi vestirei
Pulcinella Che Guevara e dal cielo scenderei
Per gridare alla mia gente tutto ciò che mi fa male
E finire da innocente pure io a Poggioreale
Perché come Gennarino sono vecchio in fondo al cuore
La speranza Iervolino può lenire il mio dolore?
Io ho capito che la vita e' solo un viaggio di ritorno
Che domani e' gia finito e che ieri e' un nuovo giorno
Sembra un gioco di parole ma mi sento più sicuro
Coi progetti dal passato e i ricordi del futuro
E alla fine del mio viaggio chiedo a Napoli perdono
Se ho cercato con coraggio di restare come sono
Ipotesi e paragoni.
I due termini citati qui sopra rappresentano un modo di esprimersi. E a mio parere, quando si usano, bisogna fare molta, moltissima attenzione. Possono rovinare non solo chi li esprime ma anche chi sta intorno. Nella maggior parte dei casi non sopporto i paragoni. E non concepisco l’idea di doverne fare a tutti i costi. Tipo che ascolti un cd di un nuovo gruppo musicale e la prima domanda è “A chi assomigliano?”. Ma non assomigliano a nessuno!!! Sono nuovi!!!! A meno che non sia una copia sputata di una band già esistente io aborro (sto parlando come Mughini…) la ricerca della somiglianza. È come se ti presentassero una persona e il primo problema che ti poni è vedere a chi assomiglia. E nei gruppi è lo stesso. “Da questo riff di chitarra sembrano gli Afterhours e da questo giro di basso i Marlene Kuntz”. Spiegatemi com’è possibile visto che gli stessi Afterhours e Marlene Kuntz non hanno niente in comune (ogni riferimento a persone e a fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale). I paragoni non li sopporto quando sono fuori luogo!! Non sopporto nemmeno quelli di tipo “geografico” chiamiamoli così. Esempio? Niente di più semplice. Lo vedo fare spesso ai miei compaesani quando mettono il naso fuori dalla Sardegna. “Sono stato a Milano, lì si che ci sono un sacco di cose, mica come questo paese”…che secondo me equivale a dire “Ma senti questa pizza ai frutti di mare com’è buona, mica come quel tavolo”.
Ma santo cielo, se vivi in un paese non puoi pretendere che sia tale e quale a una città a dir poco enorme!!! Questo è un paese, non aspettarti che Michael Jackson ci faccia l’unica data italiana del suo tour, razza di imbecille!!!
Quando i paragoni, dalla sfera artistica e geografica si spostano nella sfera personale diventano a dir poco laceranti. Ne parlavo proprio ieri con la mia amica Silvia. Io, che sono iscritta all’università e procedo ad alti e bassi, come il 90% degli studenti, sono sempre soggetta a comparazioni che nel giro di un minuto ti squartano l’amor proprio e ti portano l’autostima sotto le scarpe.
“Guarda questa qui che si è già laureata”
“Guarda quest’altra che sta preparando la tesi”
“Guarda quest’altra ancora che studia 8 ore al giorno”
Che palle!!! Di solito, questi modi di esprimersi che sono simpatici quanto la febbre a ferragosto, si concludono con un “lo dico per il tuo bene” e “è per spronarti”. Bene. Allora forse è il caso di mettere in chiaro una cosa. Nessuno meglio di me può sapere cosa possa farmi bene e questo atteggiamento mi sprona solo a prendere i piedi, filare alla segreteria e, in questo caso, sparire dalla sfera universitaria nel minor tempo possibile. Nessuno sentirebbe la mia mancanza, avrebbero solamente perso una mediocre studentessa. Non per questo, meno intelligente di altre persone (concedetemelo: non è presunzione ma quando ci vuole, ci vuole!)
Postilla: quando la ragazza che studia 8 ore al giorno poi si ritira dall’università sparisce miracolosamente dai paragoni. Così come la laureanda quando si scopre che comincia a farsi le pere e come la laureata che nel tempo libero spaccia e sniffa coca. Ecco perché ha fatto così presto.
Non meno simpatiche sono le ipotesi, soprattutto quelle campate in aria. Io non sopporto chi si atteggia a Frate Indovino e ti dice “Guarda, ti conviene fare così altrimenti te ne pentirai per tutta la vita”. Benissimo, Sapientino Scuola dei miei stivali. Da quando in qua hai la sfera di cristallo? No, perché a me non risulta che ci siano persone che sappiano leggere il futuro, fatta eccezione proprio per Frate Indovino. E inoltre come non sopporto le ipotesi create intorno a fatti passati. A me dicono sempre che se non fossi andata fuori a studiare, non avrei mai visto tutti i concerti che sono andata a vedere. Che può anche essere, ma io voglio capire da dove salta fuori tutta questa sicurezza. Per assurdo avrei potuto cominciare a spacciare e guadagnare in un mese quello che altri guadagnano in anni e permettermi tutti i concerti d’Italia e parte di quelli del resto d’Europa. Eh beh, se dobbiamo fare supposizioni inutili, facciamole per bene e che vadano a toccare tutte le possibilità.
E adesso vi prego, siate sinceri. Quanti di voi sono stati soggetti di laceranti paragoni? E di inutili ipotesi? Del tipo “Se avessi fatto come ti dicevo adesso saresti molto più felice”? Fatevi avanti.
Secondo me c’è solo una cosa da fare. Quando ci rendiamo conto che stiamo per tirare fuori una rasoiata pronta a squartare l’amor proprio delle altre persone dovremo morderci la lingua, contare fino a 3000 e immergerci in un dignitoso…. SILENZIO!!!
Tiratemi fuori una curiosità. Avete presente il festival Giffoni? Quello dove i ragazzini si cimentano nel meraviglioso mondo del cinema? Quel festival famoso, che si replica tutte le estati e che canale 5 promuove, trasmettendo i film che sono passati per questo concorso? Tutte le mattine per due settimane?
Toglietemi una curiosità. Ma voi questi film, li reggete per più di 8 minuti e l’ultimo minuto ci passa perché state sparecchiando la tavola e le tazze da colazione fanno sufficiente rumore da non far sentire niente?
Ieri mattina mi sono imbattuta in uno di questi film. Il titolo lo ignoro, perché la mia colazione non è arrivata alla fine del blocco pubblicitario, quando alla ripresa del programma passa in sovrimpressione il titolo del film. L’avvincente scena vedeva due ragazzini, uno ciccione e un po’ stupido, l’altro magrino e occhialuto che ovviamente faceva l’Archimede Pitagorico della situazione, alle prese con una nuova invenzione. Inizialmente, o meglio, dal momento in cui ho acceso la tv per poi trovarci questa meravigliosa opera cinematografica, non si capiva bene quale fosse l’invenzione tanto agognata. Il mistero si dirada quando i due amici, ciccione e genio, si ritrovano faccia a faccia nello studio del bimbo occhialuto. Esattamente quando il ciccione esclama “Tu mi devi aiutare a non farmi più scorreggiare”. Detto fatto, il genietto tira fuori un paio di pantaloni di sua invenzione che non risolvono a pieno il problema, ma propongono un’alternativa più che entusiasmante. I pantaloni al momento dell’emissione di gas (la chiamo così perché sono una persona fine) si gonfiano leggermente e assorbono l’odore in modo che non si espanda e che le possibili vittime che circondano il ciccione nei luoghi pubblici non debbano rimetterci la pelle.
So che avete già la smania alle gambe per correre alla prima videoteca a chiedere informazioni su questa futura candidatura all’Oscar, ma mi spiace, come vi ho già detto non so il titolo e non posso aiutarvi. Oggi ne ho beccato un altro. Un bambino un po’ sfortunato riesce ad addestrare un topo e a catturare l’interesse di una compagnetta di scuola. La bambina lo sprona a partecipare alla gara degli animali che la scuola ha organizzato. Stavolta di minuti ne ho visti 5 al massimo, ma scommetto la punta dell’unghia del dito mignolo del piede che va a finire che il bimbo e il topo stravincono la gara e la bambina giura amore eterno al suo compagno di scuola.
Io vorrei conoscere personalmente chi è la mente di questi film, chi il regista, chi il sceneggiatore, chi il finanziatore. Non voglio sparare a zero, comunque apprezzo molto l’idea di un cinema fatto da persone così giovani. È proprio il modo in cui è sviluppata l’idea che mi fa rivoltare lo stomaco. È possibile che se si fa un film con un bambino protagonista è assolutamente dato per scontato che la trama sia dall’inizio alla fine una cazzata superlativa? Ma i bambini possono avere anche problemi più importanti!!! Certo, magari il ciccione che non sa contenersi potrebbe esistere davvero, ma che c’entra, di certo non è il caso di dedicargli un film!!!!
Forse all’inizio di questo mio discorso avrei dovuto dire un particolare, cioè che io soffro di intolleranza verso un determinato tipo di prodotto cinematografico.
E per la precisione io non sopporto nell’ordine:
1) I film che hanno come protagonista un bambino
2) I film che hanno come protagonista un cane
3) I film che hanno come protagonista un bambino accompagnato da un cane
Se qualcuno vuole invitarmi a vedere un film è avvisato, passa guai seri se mi propone Beethoven parte 3.
Nei mesi scolastici, l’unico incentivo che avevo per alzarmi non più tardi delle 8.20 era la paura di perdere l’appuntamento quotidiano con l’ Ape Maia.
In questo periodo estivo invece le cose sono cambiate. Se l’Ape Maia rappresentava una sicurezza, l’assenza della medesima rappresenta un pericolo costante. Poiché non avendo l’idea dell’appuntamento fisso la sveglia si sposta un po’ più in avanti, incurante del pericolo incombente: i fantastici film cominciano prima delle 9. Caratteristica costante di questi film è che sono interminabili, alle 11.30 te li ritrovi ancora lì.
Prima dovevo svegliarmi presto per andare a lezione.
Adesso invece devo farlo per evitare il Giffoni film festival.
È parecchio tempo che non scrivo, avete notato? Tutta colpa di Fabrizio Frizzi. Dopo il successo del post precedente ho aspettato invano altre sue perle di saggezza che però non sono arrivate, così ero un po’ sconsolata e non mi veniva in mente niente da scrivere. Secondo me ha letto il mio blog è ha cercato di contenersi. Ma lui è un uomo coi suoi limiti e ieri non ha resistito più. A un concorrente che dopo aver svelato il suo mestiere con la frase più sgrammaticata che potesse inventarsi e cioè
“Io sono uno che mungo asine”
il Fabrizione nazionale l’ ha congedato con “Grazie, arrivederci e ci saluti le asine.” Tra simili si capiscono e si rispettano. Così mi sono illuminata e mi è tornata la voglia di scrivere. Ma non solo di Frizzi, anche di altre cazzate.
È ricominciato Lucignolo Bellavita. Che culo. E io, che lunedì non avevo proprio voglia di guardare qualcosa di serio in tv, ho optato per cercare qualche stupidaggine. È ovvio che peggio di Lucignolo in giro non ho trovato niente. Ma cosa aspettarsi, da un programma che nasce come approfondimento di Studio Aperto? Niente di più, anzi, forse partendo da questo presupposto è fatto fin troppo bene. Hanno seguito per una giornata intera Fabrizio Corona (oggi ce l’ ho con chi si chiama Fabrizio). Il fotografo, l’impresario, il paparazzo, chiamatelo un po’ come vi pare. Mi sta venendo un dubbio. Un sospetto molto insistente. Secondo me quel ragazzo lì è molto meno stupido di quanto vogliano farci credere. In un’intervista ha dichiarato che se fosse nei panni della gente comune sarebbe molto arrabbiato perché lo Stato sperpera i soldi per fare queste indagini, per tirare fuori le intercettazioni che alla fin fine servono solo “a far diventare famosi gente come la Gregoraci e come me”. Ha affermato che da quando è uscito dal carcere il suo conto in banca è aumentato di un milione e mezzo di euro e di certo non si fermerà lì. Lo chiamano come modello, lo chiamano per partecipare alle varie ospitate televisive, lo chiamano per qualunque cazzata, e lui e lì a gongolare, a gonfiarsi il portafogli e a fare quello che gli pare. Proprio scemo non mi sembra. È indubbiamente un bullo di prima categoria e come si suol dire “ha la faccia come il culo”. La cosa triste è che al giorno d’oggi questa caratteristica è diventata un pregio non da poco. Non lo ritengo una cima, ma secondo me è molto meno colpevole di quanto ci hanno fatto credere. Gente come la Gregoraci, come Bettarini, e come un sacco di altri personaggi che popolano la televisione devono ringraziarlo per tutta la vita, è proprio a lui che devono la carriera.
Corona ha anche dato vita a una linea di gadget firmati Corona’s. Posso dire una cosa? Ha fatto bene!! L’idiota non è lui, gli idioti sono quelli che se li comprano solo per farsi notare. Fa bene ad arricchirsi così, se la gente è scema la colpa non è sua.
E tra un po’ pare che si lancerà in politica. Il suo piano per ora è questo.
“Sì ai Dico, sì ai matrimoni gay, liberalizzazione delle droghe leggere, liberalizzazione della prostituzione, riapertura della case chiuse”
Non so voi, ma io sono d’accordo con lui.
Bene, adesso scusate ma vado a mangiare un Surfy allo yogurt. Chi non sa cosa sia il Surfy può scoprirlo andando in un qualunque banco frigo di un qualunque discount. Chi lo scopre per primo vince un premio.
oggi
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