Che cos'è l'amor...chiedilo al vento
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MAEL
Questo pupazzetto si chiama Mael. E’ uno dei miei innumerevoli pupazzetti che invadono la mia camera e che porto spesso con me. Voglio parlare di lui non perché sia mio interesse raccontarvi la storia di tutti i miei peluches ma a questo è legata una situazione particolare. L’ho vinto in un happy meal qualche anno fa, infatti se notate, facendo l’anagramma di "meal" è proprio il nome Mael che ne viene fuori. Ma questo non è l’unico motivo.
Era il 2004. Era la fine di maggio. Mio cugino Dario si apprestava alle nozze e io, assieme a tutti gli altri miei cugini (capitanati da Heela), ci preparavamo per raggiungere la bellissima Campania. Non ricordo bene gli orari, ma non ho dimenticato che sono partita da qui molto presto. Salgo sul trenino che porta a Roma (lì incontrerò i miei cugini) e mi siedo tranquilla in un posto vicino al finestrino. Nello scompartimento con me c’è una signora che scende però subito. Rimango così da sola, un po’ a guardare il paesaggio, un po’ a dormicchiare, visto che le levatacce non sono il mio forte e il sonno mi pervade. La mia solitudine non dura però molto perché dopo un po’ (forse alla stazione di Grosseto, ma non ne sono sicura) entrano delle altre persone. Un uomo e un bambino. Padre e figlio. Il bambino si siede di fronte a me, suo padre accanto a lui. Io continuo a guardare fuori dal finestrino, mentre vedo che il bambino si è portato dei giornalini per affrontare meglio il viaggio. Però si stanca presto. Chiude il giornale e guarda fuori anche lui. Ma si stanca lo stesso. Comincia ad annoiarsi. Il silenzio che accompagnava questo mio viaggio dall’inizio scompare quando lui dice: “Posso raccontarti una barzelletta?”. Non parla con suo padre. Parla con me. “Ma certo” rispondo io. Lui comincia e mi racconta quattro barzellette. Poi comincia a parlarmi di sé. Si chiama Mael, ha 9 anni e ½ e frequenta la terza elementare. Mi spiega anche che non è in quarta perché un anno di scuola l’ha fatto in Messico e tornato in Italia ha dovuto ricominciare da capo. Poi mi parla dei suoi hobby e mi dice che gli piace il calcio, che tifa ben 5 squadre e che gioca anche. Suo padre lo riprende, gli dice di non disturbare troppo, ma io mi trovo bene e non voglio che smetta. E anche lui non si fa tanti problemi, continua a chiacchierare tranquillamente. Quando suo padre esce dallo scompartimento comincia a fare un gioco nuovo. Immagina che ci siano degli animali cattivi da fare fuori o da mandare via, così si mette a sparare con una bottiglietta d’acqua che nella sua immaginazione, e anche nella mia, è diventata una pistola. Mi chiede pure di aiutarlo. Mica posso tirarmi indietro. Prendo la mia bottiglietta d’acqua e fingo di sparare anche io. Sono posseduta dalla mia infanzia. Suo padre rientra, vede Mael che gioca (io per fortuna avevo appena smesso di sparare) e lo guarda, un po’ per riprenderlo e anche un po’ compiaciuto a dire il vero. Anche Mael lo guarda e gli dice ridendo “Stavamo facendo gli scemi!!” e suo padre “Stavate?! Stavi!!”. Qui intervengo io. “No no, stavamo!!”. Allora si siede di nuovo e continua a raccontarmi di sé. “Sai quante volte ho guidato il treno?” mi chiede. E io rispondo “Neanche una!”. “Ma che bugiarda!!" Esclama lui. Allora comincio “Dunque…fammi pensare…”. Intanto suo padre, che è nascosto dal giornale che legge, mi suggerisce con la mano il numero tre. “Ok, ci sono. Tre volte.” Lui è stupito “Come hai fatto?? Ma te l’ha detto lui?” "No no, ci ho pensato e l'ho capito io!!". Finge di crederci. Quel viaggio che doveva essere lungo, è stato in realtà brevissimo, grazie a Mael. E io, anche se a distanza di tempo, non ho mai dimenticato Mael. Mael con i capelli rossi e con le lentiggini. Mael e la sua semplicità.
Non so neanche perchè abbia avuto voglia di confidare alla rete questo episodio, ma l'unica motivazione che mi viene in mente è il classico "uso privato del mezzo pubblico".
Non so se capiterà l'occasione, non so se usa internet, non so chi per lui possa trovare questo blog. Ma se qualcuno ci dovesse passare per caso, gli chiedo solo di portare i miei saluti a quel bambino la cui compagnia mi rimane ancora oggi, tutte le volte che ci penso. Ed è stata l'unica volta in cui ho provato un po' di dispiacere a scendere da quel treno e vederlo ripartire subito dopo, mentre rimanevo a terra e salutavo Mael con la mano.
E' il decimo compleanno di Mtv che per festeggiare ha deciso di fare una descrizione dettagliata dei giovani. Eccola:
(...) ritengono pressoché inaccettabili fenomeni come la prostituzione, l'adozione di coppie omosessuali, l'aborto, l'immigrazione, l'omosessualità. Sono i ragazzi dai 14 ai 24 anni, fotografati da Mtv in occasione dei suoi dieci anni (...)
Grazie al cielo non ero nei paraggi quando hanno scattato la foto.
Però io ne ho fatta una a Mtv. E ho fotografato che per molti giovani dai 14 ai 24 anni è la televisione più dannosa, che uno come Fabio Volo lì non ci fa niente perchè è troppo bravo e rappresenta una vera e propria eccezione.
Ne ho avuto stamattina l'ennesima conferma, quando hanno passato in esclusiva il videoclip del fratello di Fabri Fibra, uno che ha avuto il fegato di scrivere una canzone che comincia con "So che cos'ha detto Materazzi a Zidane"
Ma fatemi il favore!
Oggi volevo parlare dei cinesi. Della rivolta della Chinatown milanese. E voglio cominciare ponendo una domanda. Ma voi, avete capito perché i cinesi hanno dato vita a una vera e propria rivolta? Perché in tutta sincerità, basandomi su quello che i telegiornali hanno detto, io non ho capito niente. Parlano di una multa di 40 euro. Si, ma non può essere solo questo. Una multa non può scatenare un simile putiferio. Poi si dice che i poliziotti hanno malmenato una donna cinese. Non credo neanche a questo. Parto da zero. I telegiornali come loro solito hanno dato una notizia a metà e nessuno ha saputo spiegare il perché di questa rivolta. Allora se voglio capirci qualcosa mi conviene ragionarci di mio. Dunque. Alcuni si lamentano della Chinatown che ha preso piede a Milano. Una via intera in cui il 90% della popolazione è composta da cinesi. I cinesi hanno in mano molte attività commerciali soprattutto nel settore dell’abbigliamento. E qui le proteste. I commercianti italiani gridano alla concorrenza sleale. In più si incolpano i cinesi di vendere merci contraffatte. Ma scusate. Ma se io entro in un negozio di abbigliamento e trovo maglie e pantaloni che non superano i 10 euro, sarò così fessa da credere che quella sia veramente roba di marca? Se trovo un cinto a due euro con le lettere D&G sarò così cretina da credere che quella sia roba firmata Dolce e Gabbana? Ma non prendeteci in giro!! Io sono vestita dai cinesi dalla testa ai piedi!!! Perché la roba che ti vendono è carina e costa poco. Tutto qui. Che m’importa della marca? Non è roba contraffatta, sono semplicemente marche inesistenti!!
Ma torniamo alla rivolta di Milano. Dunque. Molti cittadini ce l’hanno con i cinesi perché si sono stabiliti in questa via. Ho una domanda a proposito. Chi è che ha venduto loro le case, i palazzi, i locali? Gli italiani, naturalmente! Molto probabilmente gli stessi che oggi protestano. E poi. Perchè non possono più usare i carrelli per trasportare la loro merce? Perchè non possono usare i furgoni? Perchè per loro scatta immediatamente la multa?
Io non ne so abbastanza per poter prendere una posizione. Però è tanto tempo che sento parlare dei cinesi come un danno all'economia italiana. Ma forse troppa gente si dimentica che noi italiani non è che navighiamo nell'oro e se le grandi aziende di abbigliamento italiane ti propongono un maglione a 200 € e nella vetrina accanto, cinese o no, con la stessa cifra ti porti via mezzo negozio, beh, forse i grandi commercianti italiani qualche pensierino potrebbero farselo.
Le leggi ci sono e vanno rispettate. Giusto. Insindacabile. Chi non è in regola deve essere multato, se la legge è questo che prevede. Quindi i cinesi che non sono in regola vanno multati. E va bene. Multiamoli. Ma prima sistemiamo gli italiani che non sono a posto, tutti, uno per uno, voglio vedere quanti mesi passano prima che arrivi il turno dei cinesi!
Le vacanze di Pasqua sono finite e si torna alla vita normale. Io sono tornata ieri nella penisola. Ho preso l'aereo alle 6 della mattina da Cagliari (manco dovessi partire per New York). Ciò significa che sono dovuta partire dal mio paese alle 3 del mattino. Dato che la destinazione del volo era Firenze (destinazione scelta per risparmiare), significa anche che ho dovuto prendere autobus e treni per arrivare alla destinazione finale. Ciò significa che se avessi preso la nave sarei stata meno stanca. Quando sono partita non mi reggevo in piedi. Quando sono arrivata invece, pure. E a proposito di questo viaggio voglio lasciare un piccolo commento, giusto due parole: MAI PIU'! Non esiste che mi faccia una levataccia di questo genere!!! Le compagnie aeree capiscano che non tutti sono lavoratori e che almeno per Firenze, due tratte al giorno non sono troppe. E la Meridiana dovrebbe dovrebbe saperne qualcosa, bastava vedere la faccia addormentata dell'assistente di volo che (con che coraggio!) dava il buongiorno. Lui che avrebbe sputato in faccia a ognuno di noi appena salivamo nell'aereo. Lo capisco perfettamente. Ha tutta la mia approvazione. Ho passato il viaggio a dormire. Avrei preferito stare in volo per 3 ore, giusto per dormire di più. Invece con le forse di uno zombie ho dovuto scaricare valigia dal tapis roulant dell'aeroporto di Firenze e portarlo fino all'autobus. Piccolo particolare. La navetta che dall'aeroporto porta alla stazione fa pagare un viaggio 4.50 €. Il viaggio Firenze-Pisa, in treno, ne costa 7. In matematica sono sempre andata malissimo ma sento la terribile sensazione di presa per culo. Arrivata a casa ho mangiato e sono andata a dormire. Non mi reggevo nemmeno seduta, figuriamoci in piedi. Quando parto ho sempre l'umore a terra, ma poi mi riprendo quasi subito. Questo pomeriggio avevo il compito di storia ed è stato uno schifo. Ma non sono triste per questo. Sono uscita dall'aula sorridente. Se i problemi di tutti si limitassero a queste normalità il mondo sarebbe decisamente migliore.
Oggi sono contenta.
Le Ragazze Voglio Solo Divertirsi (Cindy Lauper)
Torno a casa con la luce del mattino
Mia mamma mi dice "Quand'è che vivrai decentemente?"
O mamma cara non siamo noi i fortunati
e le ragazze... loro vogliono solo divertirsi
Oh le ragazze vogliono solo divertirsi
Il telefono suona nel bel mezzo della notte
Mio papà sbraita "Che farai della tua vita?!?!"
Oh babbo caro sai che sei sempre tu il numero uno
Ma le ragazze... loro vogliono divertirsi
Oh le ragazze vogliono solo divertirsi
Questo è tutto quel che vogliono
Divertirsi un po'
Quando il giorno di lavoro è finito
Le ragazze -- vogliono divertirsi
Oh le ragazze vogliono solo divertirsi
Alcuni ragazzi prendono una bella ragazza
E la nascondono dal resto dal mondo
Io voglio essere l'unica a camminare nel sole
Oh le ragazze... loro vogliono divertirsi
Oh le ragazze vogliono solo divertirsi
Questo è tutto quel che vogliono
Divertirsi un po'
Quando il giorno di lavoro è finito
Le ragazze -- vogliono divertirsi
Oh le ragazze vogliono solo divertirsi
Vogliono divertirsi,
Vogliono divertirsi...
Segnalazione.

Volevo solo segnalare l'eccezionale notizia annunciata dalla giornalista del TG1 Susanna Petruni nel telegiornale di domenica scorsa delle ore 13.30.
"E anche a Gerusalemme si festeggia la Domenica delle Palme"
Grazie Susy, non l'avrei mai immaginato.
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