Che cos'è l'amor...chiedilo al vento
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Ora però concedetemelo. Si, dovete. Io lo so che non vale generalizzare. Lo so che è sbagliato. Si, perché cari uomini, non è possibile. Io lo so che tra di voi si possono nascondere dei principi azzurri, io lo so che non siete tutti uguali, io lo so che la maggior parte di voi dopo aver fatto pipì si lava le mani. Ma permettetemi in questo momento di non fare distinzioni. Chiedo scusa ai non colpevoli in anticipo ma oggi e solo oggi non voglio sentire ragioni. Oggi generalizzo.
Mi vedo costretta a farlo perché non può succedere che due volte in due giorni io ritrovi un buzzurro che piscia con la porta aperta!!! Qualcuno mi faccia il favore di avvisare il genere maschile che mi ha scassato le palle!! Che non è difficile, che noi tutti siamo dotati della minima percentuale di materia grigia che ci permette di capire che quello è un bagno, quella una porta e quella a mezza altezza una serratura!!! E che se hanno deciso di metterla, porca miseria, un motivo ci sarà!!! “Me perché non bussi?” potreste domandarvi. E io vi rispondo che se vedo una porta semi aperta, con la sicurezza della serratura che indica un colore verde fosforescente (e non scrivo verde pisello per evitare l'ilarità dei maliziosi) io, come tutte le persone normali di questo mondo, penso che il bagno sia libero, non che ci sia un cretino all’interno!!! E poi mi viene spontaneo domandare perché tutte le volte che questo inconveniente capita, sia sempre un uomo l’unico artefice di questo scempio. Sempre a vantarsi che lui può pisciare velocemente che non ha neanche un secondo da perdere per chiudere. Mai una volta che sia capitata una ragazza. E se una ragazza vede che la porta non funzionante chiama una sua amica e le chiede il favore di mettersi davanti al bagno per evitare che qualcuno possa entrare… vedete, risolto il mistero della donna che va in bagno con qualcun altro. Molto semplice, non credete? E’ solo per non fare la figura della cretina con estranei!!! Anziché prendere per culo, cercate di imparare!!!
Ma adesso io mi sono stufata e vi dichiaro guerra aperta. D’ora in avanti la mia tattica sarà solo una. Se vedo una porta semi aperta busso. E se disgraziatamente c’è qualcuno all’interno che grida “occupato” io gli spalanco comunque la porta alle spalle e, indicandogliela, gli grido: “La vedi questa? Si può anche chiudere, deficiente!!!”
Qualcuno avvisi il genere maschile che quando si va in bagno e se si ha la fortuna di trovare le porte funzionanti, forse è meglio chiuderle a chiave, soprattutto quando ci si trova in un luogo pubblico (ad esempio: una facoltà universitaria) onde evitare spiacevoli inconvenienti e/o equivoci a terze persone (ad esempio: la sottoscritta). Si insomma. Ho spalancato la porta del bagno ad un ragazzo che faceva pipì. Di nuovo. Era un po’ di tempo che non provavo un’emozione dovuta a eventi di questo genere. Ma se la scorsa volta la colpa era solo e unicamente dell’istituto che non prevedeva la presenza di porte funzionanti adesso la responsabilità è la tua mia caro ragazzo!! Si, tu che con noncuranza non ti sei nemmeno preoccupato di appoggiare la porta e l’hai lasciata semi-aperta, tu che hai svolto le tue azioni avendo in mente solo quel W.C. senza preoccuparti che attorno a te c’era un mondo intero. Non hai pensato alla donna delle pulizie che sarebbe potuta entrare in qualunque momento, non hai pensato all’eventualità che un’insegnante avrebbe potuto vederti e alla figura che avresti fatto. E non hai pensato a me. A me, povera innocente creatura, già avvezza di esperienze di questo calibro ma che comunque mantiene tutto il suo stupore e il suo imbarazzo, nonostante la colpa non sia la sua. E che altro dire, mio caro studente. Ciò che mi ha stupito e che quasi non ti sei accorto che io ti avessi spalancato la porta alle spalle… e se ci fosse stata una fila di dieci persone dietro di me? Avremo condiviso tutti assieme la visione dei tuoi graziosi slip. Ma tu eri lì, fermo e impassibile, mentre io, tra un sospiro d’imbarazzo e un accenno di risata rassegnata come se avessi riavuto il flashback di qualche anno prima, mi dileguavo richiudendo immediatamente la porta, quella porta che TU avresti dovuto provvedere a rendere invalicabile!! Tu, non io!!
Mio caro studente, lo so che non è facile, ma a chiudere quella serratura ci vogliono due millesimi di secondo. E io so bene che tu sei un ragazzo in gamba, anche se non ti ho mai visto in faccia (mi hai esposto dell’altro) e non ho neanche mai sentito la tua voce, perché al contrario della vittima di quasi due anni fa non hai avuto il coraggio di gridare un “Noooo” alle soglie della disperazione. Forse perché sapevi bene che questo era il pericolo che stavi correndo. Forse l’hai fatto apposta per provare l’ebbrezza del rischio. Forse non te ne importa proprio niente, pisci quando ne hai voglia e il minimo che possiamo sperare è che tu sia nei dintorni del bagno. O forse hai finto indifferenza per l’imbarazzo, perché mentre io ero nel bagno accanto, rigorosamente chiusa a chiave, ti ho sentito sgusciare dalla toilette senza che tu aprissi il lavandino per lavarti le mani. Non vorrei essere nei panni di chi ti ha incontrato subito dopo.
Comunque carissimo ragazzo, non ce l’ho con te, ci mancherebbe altro, per così poco!! Avrei preferito incontrati in un veste diversa, magari ti avrei anche potuto offrire qualcosa da bere al bar. Anzi, meglio di no, meglio evitare, che tra una bevuta e una chiacchierata, se poi prendi un attimo di confidenza me la fai direttamente sulle scarpe!
Oggi sono un po’ triste. Sarà che da qualche giorno mi porto appresso qualche sintomo influenzale e quindi il mio minimo entusiasmo è ridotto. Sarà che è gennaio e questo mese lo trovo sempre un po’ difficile, perché subito dopo le feste per me non è facile tornare alla normalità. Sarà che domenica devo partire. E questo sicuramente è il motivo che prevale su tutti. Si insomma, domenica devo salutare la casetta e tornare all’ambiente universitario. Niente di grave eh, sia chiaro, però com’è naturale, ad allontanarmi da casa sono sempre un pochino triste. E poi mi faccio sempre tanti pensieri prima di partire, pensieri che sembrano quasi allarmanti. Ma non mi preoccupo perché so che comunque è sempre così e in poco tempo l’allarme rientra. Il fatto che come studentessa sia pessima ha il suo peso. Ma non troppo. Quello che mi urta è sentire i commenti generali. Quando in molti mi dicono che ho fatto bene ad andare via e mi augurano di trovare un qualunque lavoro lontano da qui e io invece penso che sia la cosa peggiore che possano augurarmi. Per fortuna che quando mi chiedono che cosa voglio fare da grande io non rispondo mai niente. Dico che non lo so, dico che vedrò alcune cose. Faccio il possibile per non sbilanciarmi, così nessuno potrà darmi consigli e soprattutto nessuno potrà demoralizzarmi. Tanto va sempre così. Qualunque cosa tu dica o faccia ci sarà sempre qualcuno che anche velatamente e nella maniera più delicata possibile vorrà farti capire che stai sbagliando tutto. E allora questo problema lo risolvo alla radice, non dico niente di niente. Mi dà ai nervi vedere che tutti danno per scontato che dato che l’università la frequento fuori, ormai la mia vita futura sarà proiettata fuori. Peccato che nessuno sappia prevedere il futuro. Anche la mia mamma è come se mi vedesse già sistemata fuori dalla Sardegna. La mia mamma sa bene qual è la situazione di oggi, sa bene che è impossibile trovare un lavoro eppure quando sono io a dire queste cose, quasi mi aggredisce. Io so che se mai finirò questa benedetta o maledetta (dipende dai punti di vista) università, succederà poco meno che niente. Io non ho alcuna fiducia in questa istituzione. Basta guardarmi intorno. Vedo i miei compaesani, vedo i miei cugini… un sacco di gente con una laurea in tasca. Rigorosamente disoccupati. Perché per me le cose dovrebbero andare diversamente? Certo, se riesco a trovare le conoscenze giuste potrei sperare in qualcosa, ma quello vale anche senza laurea. Comunque. Ora non ho tanta voglia di dilungarmi in questo argomento che diventa pure noioso. Avevo voglia di scrivere i miei pensieri. Avevo voglia di dire che non so cosa succederà, che al contrario di Silvio Muccino non ho voglia di svegliarmi e di avere 30 anni per vedere cosa ne sarà di me...mi tengo i miei 23, i restanti 7 li vedrò piano piano. Non so quale strada devo prendere e non so se sto facendo le cose giuste o le cose sbagliate. Non lo so e non lo voglio sapere. Non voglio sapere se i miei pensieri sono corretti o se sono sbagliati. Non voglio sapere se ho ragione o se ho torto.
Non voglio avere ragione. Voglio essere felice. Anche nei miei momenti un po’ tristi. Così. Come adesso.
Ed è arrivato il 2007… sembra ieri che si parlava di questo 2000, del millennium bag, sembrava chissà quale cambiamento, invece è tutto sostanzialmente identico. Innanzitutto auguri a tutti quelli che leggono queste righe. Un felice augurio per un anno sereno. A regola alla fine e all’inizio di ogni anno si fa il bilancio dell’anno appena trascorso e i buoni propositi per quello che arriva. Io mi fermo ai primi. I buoni propositi non li faccio mai, le decisioni le prendo all’ultimo momento. Il 2006 mi è piaciuto molto. All’università me la sono cavata, sono tornata spessissimo a casa, ho fatto i miei giri per l’Italia, ho visto posti nuovi e sono tornata in altri che già avevo conosciuto. Sono andata a Venezia una settimana, ospite di mia cugina Elisa, ho incontrato la mia amica Lisa e poi l’ ho incontrata di nuovo alla fine di novembre, siamo andate insieme al concerto dei Placebo. I Placebo che nel giro di 4 mesi ho visto due volte ed è stato sempre bellissimo ed emozionante! Ho visto nascere i miei nipotini bellissimi, Matteo e Diego, ho visto il mio cuginetto Nicola (Topo!) festeggiare il suo primo compleanno.
È stato un anno positivo e non ho niente da rimproverarmi. Qualche errorino l’avrò commesso, ma nella maggior parte dei casi io sono convinta di aver agito nel modo giusto. E poi non è che abbia combinato niente di grave, si tratta di cose piccole piccole. La notte di San Silvestro l’ ho passata con gli amici, una serata semplice e divertente, la cosa migliore che potesse capitare. E il giorno di capodanno a casa con la famiglia, i miei zii e il già citato Topo. Insomma, del bilancio non mi posso lamentare.
I buoni propositi non li faccio. Non li faccio più da tempo. Ho deciso che prendo tutto quello che arriva, non posso decidere una cosa per il futuro, non posso sapere cosa succederà. Non voglio neanche pensarci, io penso a oggi, a domani ci penserò domani. E via così. E da quando ho assunto questo ragionamento sono molto più tranquilla. Che dire ancora?
Chiedo la salute a la serenità. Il resto non mi deve preoccupare, una soluzione si trova sempre.
BUON 2007!!!
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