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Dopo aver letto questo non posso esimermi dal farlo.
Una lettera aperta a Pete Doherty.
Caro Pete, ti prego ascoltami. Ascolta queste mie parole come se fossi una tua sorella, anche se grazie al cielo il Signore mi ha evitato la disgrazia di avere come parente uno scellerato del tuo livello. È tanto che avrei voluto parlarti sai? Ho pensato che dopo il successone della mia lettera aperta a Omar Pedrini anche con te avrei potuto fare una cosa simile e allora eccomi qui. Vedi Pete, ti ho pregato di ascoltarmi come una sorella e perciò ti parlerò proprio come se fossi un fratello. Non so come dirtelo, per certe cose ci vuole tatto, ma ci hai veramente rotto le palle. Tu e quella farsa di musica che ti sei messo in testa di fare. Dimmi una cosa. È necessario? Tu pensi che l’esistenza dei Babyshambles sia una cosa necessaria per la musica mondiale? Perché io credo vivamente che se ne possa fare a meno. Già dei Libertines si sentiva poco il bisogno, ma comunque lì ti apprezzavo un po’ di più sai? Non avevo ancora capito che rappresentavi a tutti gli effetti il tipico ragazzo da evitare. E almeno loro hanno avuto il coraggio di cacciarti dal gruppo, dato che a un certo punto sei diventato utile quanto una vecchia ciabatta sfondata. Sei strafatto di eroina e di qualunque altra droga circoli al mondo e pensi pure di essere figo per questo. Peccato che a vederti di faccia dimostri a malapena 12 anni, e se contiamo i 2 che dimostri mentalmente, in media fanno 7. Ovunque vai fai danno, Giamburrasca dei miei stivali. Tu più che di una fidanzata hai bisogno di un’insegnante di sostegno. In più non hai saputo fare altro che fidanzarti con quella tossina di Kate Moss. Sai Pete, lei proprio non la capisco. È bellissima, ricchissima e si mette con una tarma come te e per di più ti fa anche compagnia e oserei dire concorrenza, con tanto di sniffate da guinnes dei primati. Ma è a te che mi riferisco, alla droghina della tua fidanzata ci penserà qualcun altro. Sua figlia di 6 anni magari, che è sicuramente molto più matura della madre.
Caro Pete, ma non hai mai pensato di sparire dalla circolazione? Sono sicura che nessuno sentirebbe la tua mancanza e le tue fans, perché con mio sommo sbigottimento c’è anche qualcuno che ti ammira, faranno presto a dimenticarti. Quando sparirai dalle copertine dei giornali ameranno qualcun altro, hanno l’età giusta per soffocare il loro dolore nelle canzoni di Jesse McCarthy.
Adesso concludo Pete, spero che non ti sarai fatto altre 10 pere mentre leggevi queste righe. Voglio dirti ancora poche cose. Cosa se pensavi a curarti!! E smetterla di fare l’idiota. Ma per cura non intendo di chiuderti un mese in una clinica e poi uscire tale e quale a prima. Fai così, rinchiuditi 10 anni in una clinica, sono sicura che la cosa ti aiuterà e uscirai come nuovo, magari con qualche altro interesse che spero fortemente non sia la musica.
Sai Pete, nonostante tutto io sto cercando di capirti e sono giunta alla conclusione che a te una cosa sola è mancata veramente: una passata di schiaffi. Sei sempre stato abituato a fare come volevi e mai nessuno ha osato mollarti un sonoro ceffone. Penso che sia una grave mancanza ma sono qui per aiutarti. Se vuoi colmare questo vuoto vieni da me quando vuoi, al tuo primo segno di prepotenza ti do io una buona educazione riempiendoti di botte e sono anche disposta a lasciarti dolorante a terra. Tanto col fisco che ti ritrovi ci metto 5 secondi a farti fuori.
Forse non sembra ma ti sto facendo un grande favore. Come se fossi realmente una tua sorella.
Con affetto,
Sara
E mi sono presa l'influenza. Adesso però mi sto riprendendo. I miei genitori sono fuori casa da martedì e sento un po' la loro mancanza. Le solite voci comuni dicono sempre che appena i genitori vanno via allora i figli si danno alla pazza gioia. Ma io naturalmente sono fatta al contrario. In casa ci siamo solo io e mio fratello a fare da padroni. E in più anche volendo non avrei potuto fare niente, perchè è proprio da martedì che non sto bene. Praticamente da mezz'ora dopo che i miei genitori sono partiti. Con loro ci sono anche i miei zii e il mio cuginetto Nicola. Lo sento spesso al telefono, mi chiama... mi dice sempre "Saa... Saaaaa... Saaa"...ha poco più di un anno...che bellino!!! Domani in paese c'è la festa. E si, dopo la prima mandata della festa di Santa Vittoria e della festa del paese qui vicino che purtroppo è stata rovinata dalla pioggia, domani e per il week end un po' di musica e spettacolo si sposta nuovamente qui. Sono un po' triste che la festa sia agli sgoccioli...in più questo tempo, la pioggia e le nuvole non aumentano di certo il mio buonumore. E vabbè, che vogliamo farci. Stasera per cena io e mio fratello avevamo pensato di cucinare le bistecche ma siccome siamo molto premurosi abbiamo dimenticato di toglierla dal congelatore. Ok, bistecca rimandata a domani. Vabbè va, meglio che adesso smetta di scrivere che non mi sono ripresa ancora del tutto e dopo un po' che sto davanti al pc o davanti a una qualunque cosa scritta mi viene la nausea. A presto!!
Che post breve questo, non ci sono proprio abituata.
Oggi ho passato una giornata bellissima. Finalmente sono andata a Cagliari. In cricca. Io, Silvia, Nicoletta, Ramona e il suo ragazzo Giovanni che non solo ha avuto la bontà di scarrozzarci in macchina fino a Cagliari e in giro per la città ma non ha neanche voluto un centesimo per la benzina. A lui un ennesimo grazie. Sveglia ore 7.20. In principio avevamo deciso di creare una vera e propria gita scolastica prendendo pure il pullman alle ore 8 e passare parte del viaggio con gli studenti delle scuole superiori vicine al paese. Ma poi Ramona con una fantastica telefonata avvisa tutte che si va in macchina. Io, che la mattina sono particolarmente lenta, oggi in venti minuti mi sono alzata, ho fatto colazione e mi sono preparata. Non sto neanche a dire che quando vado a lezione non sono mai né così svelta, né così contenta. Comunque alle ore 8 si parte. Cagliari è a 60 chilometri da qui. È vicina dunque, ma quanto ce ne vuole a organizzarsi decentemente. E una volta una non poteva e una aveva impegni e una aveva l’unghia del piede incarnita e una aveva un dente cariato eccetera eccetera. Per evitare il viaggio la mia amica Roberta, in principio membro anche lei del gruppo partente per la città, è persino riuscita a farsi venire il raffreddore. Mi chiedo come diavolo abbia fatto. Arrivati a Cagliari la voglia di comportarsi da fighi era troppa e quindi, arrivati al centro commerciale Carrefour, ci siamo ficcati nel bar a fare colazione. Io che ero l’unica a non voler niente sono stata anche l’unica a sbafarmi un cappuccino e una brioche (seconda colazione della giornata). Le altre hanno abbandonato a metà. Finito ciò abbiamo passato ore e ore a gironzolare per il centro commerciale. Usciti da qui, mentre l’uomo, nonché padrone della macchina nonché ragazzo di Ramona parcheggia la vettura davanti a una caserma e va a salutare dei suoi amici. Nel frattempo noi ci buttiamo a capofitto sul cibo. Scene meravigliose. Ramona seduta davanti prepara panini, io e Silvia che non abbiamo resistito, ci fiondiamo sugli happy meal comprati poco prima al Mc Donald’s e Nicoletta tira fuori i tramezzini che ha preparato. Ha passato tutta la serata di ieri a preparare tramezzini per tutti. Per la cronaca, io e Silvia abbiamo vinto un bracciale e una matita. Rientrato Giovanni e abbuffatosi pure lui in allegra compagnia si riparte. Prossima destinazione. La città mercato. Ora magari fa un po’ ridere organizzare una gita per infilarsi nei centri commerciali ma si sa com’è, venendo dai paesini anche la voglia di farsi dei bei giri in queste strutture enormi è comprensibile. Usciti anche da qui via in giro per la città. Una passeggiata per le strade del centro, una sosta nel gradino di una vetrina, e poco prima di rientrare un bel gelato. Ci stava benissimo, ci saranno stati 25 gradi e un sole che spaccava le pietre. E dopo, tutti in macchina per tornare a casa. Ma al di fuori di tutto questo, la cosa più importante che ha reso bella questa giornata, è sicuramente la compagnia, l’armonia e la tranquillità. Io, che sono notissima per la mia capacità di ridere ininterrottamente per ore, ho passato la giornata con un sorriso stampato sulla bocca che non ha accennato un attimo a diminuire.
Amici, pochi ma ottimi, tranquillità e un giro tutti assieme in una città bellissima come Cagliari. Divertimento assicurato. Ci vuole così poco!!!
Da ormai un anno nutro il trauma dell’ultima puntata. Mai vissuto? E’ molto semplice. Basta cominciare a seguire una qualunque serie televisiva che poi questa, all’apice del successo, termina. L’anno scorso nel giro di due mesi sono finiti ben due telefilm. Prima Ally Mc Beal, poi Friends. Ovviamente li seguivo entrambi. Friends poi, lo seguivo dall’inizio, non mi sono persa una puntata. Da quando le trasmettevano su raitre. Ha lasciato un vuoto incolmabile.
A volte, può anche capitare che non sia tutta la serie a terminare, ma che un attore si stufi del suo ruolo e decida di abbandonarlo. Meno tragico, ma non meno traumatico. Ieri, mentre guardavo Distretto di polizia, di cui sono appassionata, ho dovuto subire il decesso dell’ispettore Mauro Belli, interpretato da Ricky Memphis. E no, questo proprio non dovevate farlo!!!
Ricky Memphis, capite? Colui che non ha mai messo piede in una scuola di dizione, colui che rappresenta il popolo nel mondo della televisione e del cinema, colui che è sempre stato una speranza per tutti. Che crudeltà. Ci sono altre mille soluzioni per non far morire un personaggio… trasferiscilo, fallo uscire dalla polizia, fallo andare su Marte, fallo diventare un astronauta ma non puoi ucciderlo così. Davanti ai miei occhi di appassionata. E lo so benissimo che è solo un telefilm ma io mi ci affeziono!!! E poi proprio Ricky Memphis… io mi sento così vicina a lui. Io ho fatto alcuni anni di laboratorio teatrale lottando fino all’ultimo per tenermi il mio accento sardo e lui col suo accento romano è diventato una bandiera. Io sono a favore della non dizione, rende tutto più naturale. Evviva gli accenti regionali e i dialetti. In questo Ricky Memphis è un maestro. E adesso dove lo rivedrò? Era un pilastro portante di Distretto ed è uscito di scena nel peggiore dei modi. Maledizione. Mi manca già tantissimo.
Per soffrire di meno mi sono ficcata un pensiero nella testa. Ho pensato a lui e a quante risate si sarà fatto da casa sua a guardare la puntata della fine del suo personaggio. Ho pensato a quanti soldi ha guadagnato in tutte le serie che ha girato.
Io a soffrire per un telefilm e lui a gongolarsi sui suoi milioni che pochi non devono essere.
Io devo pure pagare la corrente usata per aver guardato la puntata in televisione.
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